La via del Supramonte 8 - Storia Per un paio di settimane mi dedicai a misure diverse da quelle di routine che, in mia assenza, svolse Beppe. Zaino in spalla, armato di cordella metrica, di cavalletti per la misura del diametro, di ipsometri per determinare l’altezza degli alberi e di registri per annotare in ordine i risultati, in quei giorni percorsi ampi tratti della foresta per determinarne la variabilità di forme, di composizione e di consistenza. Ho avuto molta fortuna: non mi sono mai perduto, lì a Montes, e sono sempre riuscito a trovare la via del ritorno. Sono certo, però, che mai sono stato solo nel mio girovagare per la selva; a parte i cinghiali, che sentivo muoversi nel fitto delle macchie intorno a me, di sicuro avevo addosso gli occhi di qualche pastore, amici di Zio Archa, il quale, magari, s’era raccomandato con loro di vigilare sulla mia sicurezza ed incolumità. Mica siamo soli, sai, qui in Supramonte. C’è qualcuno che vien quassù perché cos...
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Visualizzazione dei post da dicembre, 2025
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Oselle L’anno mille è ricordato per molti importanti accadimenti. Drammatiche sono le cronache della disperazione di tanta gente che, radicata nella convinzione che Cristo avesse fissato la fine del mondo proprio in quell’anno ( mille e non più mille ), pensò di sfuggire ai terribili racconti dell’Apocalisse procurandosi la morte e infliggendola ai famigliari. A Venezia, però, quell’anno vide grandi festeggiamenti: in maggio il Doge, Pietro II Orséolo, salpò con una flotta alla volta della Dalmazia e sconfisse le bande di pirati Narentani che saccheggiavano quelle coste depredandone le ricchezze e catturando schiavi da vendere ai Mori. Liberato dai pirati, l’Adriatico divenne il Golfo di Venezia e la Dalmazia fu annessa, per sua spontanea deditione, ai domini marciani dello Stato da Mar . Anche dalla lontana Costantinopoli venne riconosciuto l’ardimento con cui Venezia aveva riportato la pace sui mari. Al princeps della città venne conferito il titolo di ...
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Sassi Lo vedo ogni giorno sulla libreria quando alzo gli occhi dal computer . Me lo diede una vecchina che, in un villaggio arroccato tra le pietraie a pochi passi dal valico sull’Atlante, riuscì a vendermi quel sasso . Volevamo raggiungere il Sahara , superando l’Atlante. Poco prima del valico, l’autista dovette fermarsi per dare fiato al motore sfiancato dalla salita. C’è un caffè , dove potete bere qualcosa - ci disse indicando una porta. Escludendo l’acqua, assolutamente da evitare a meno che, proprio sotto ai nostri occhi, non ne venisse aperta una bottiglia sigillata, si poteva scegliere tra un caffè bollito nel pentolino, col metodo che un tempo da noi si diceva alla turca , oppure un the alla menta, sempre preparato con l’acqua bollita sulla stufa la cui fiamma stemperava l’aria fredda del locale. A fianco del caffè si apriva una botteguccia, che serviva i cinquanta o cento abitanti del villaggio. Attraverso i vetri della porta, vidi al...
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La via del Supramonte 7 - A pesca Per raggiungere, a piedi, il nostro sito di ricerca a Sas Baddes , si attraversava un luogo pianeggiante e sassoso dove spesso, in primavera, scorreva, gorgogliando, un ruscello. Ci vengono a bere tutte le bestie di qua - mi raccontava Zio Archa - è una benedizione anche per noi! È acqua fresca e pulita … viene da lì … - diceva indicandomi la torre del Monte Novo San Giovanni che dominava tutta la foresta. Mi piaceva andare fin lì tra un ciclo di misure e il successivo. Mi inginocchiavo tra i sassi e bevevo lunghe sorsate d’acqua fresca, che tanto mi ricordava quella delle Dolomiti, dove mai avevo patito la sete. Un paio di volte m’ero anche spogliato per lavarmi come mai avrei potuto fare durante l’estate e l’autunno, su al Supramonte. Lo faccio anch’io - disse una volta il vecchio pastore materializzandosi all’improvviso alle mie spalle - lo fanno anche i maiali e i cinghiali, ai quali piace tenersi puliti. Una volta c’erano anche...