Api Avevo nello zaino una vaschetta di miele conservata chissà da quale colazione consumata in albergo. Coscienziosamente l’avevo vuotata, in caserma, mentre chiacchieravo coi miei ospiti. Volevo dare una buona impressione di me, sostenendo che nulla andava buttato; avevo così finito col leccare la vaschetta ormai vuota per poi sistemarla nello zaino tra le cose da riportare a casa. Sono goloso di miele - mi ero giustificato vedendo la perplessità disegnata sul viso dei forestali; avevo subito cambiato discorso. Tornando a Montes di lì a tre settimane, il vecchio Archa m’era venuto incontro sorridendo, cosa che mai gli avevo veduto fare. Guarda cosa abbiamo trovato - mi disse - lo abbiamo recuperato a colpi di accetta! Mi mostrava un bacile come quello usato dalla nonna nella casa di campagna, di ferro smaltato di bianco, con un sottile bordo azzurro lungo tutto il margine superiore. Un tempo serviva a contenere l’acqua usata per lavarsi le mani e il viso. Quello che Archa mi sta...
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DOP Mi avevano mandato in bottega a comperare dello shampoo . Ero andato con Dario, mio cugino, evitando, dove possibile, lo stradone lungo il quale comunque passava nessuno. Lo evitavamo perché le cosiddette scorciatoie , ritagliate in mezzo alle boscaglie del monte, erano ombrose e affascinanti: lì c’era sempre qualcosa da scoprire! In bottega lo shampoo c’era solo in confezioni monodose: calcolai che ne avevano bisogno le mie sorelle, e tornai a casa con due minuscoli involucri di plastica gialla di shampoo DOP. Solo a casa provai a leggere la scritta sulla confezione: era stata grattata col coltello, o con una lametta, ma riuscii a leggere: campione omaggio - vietata la vendita . Mi arrabbiai, sentendomi truffato. La mamma se ne accorse, e fece spallucce. Qua, sul monte, è già difficile campare … non c’è bisogno di baruffe per poche lire di shampoo. Porta pazienza. Pensai a lungo alle parole della mamma. Era saggia, e aveva ragione. Mi dimenticai subito dello shampoo ...
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Mani Era tornato nella sua vecchia casa di Vicenza, e così potevo andare spesso a salutarlo: una partita a scacchi, una minestra per cena, un bacio svelto e poi via, di corsa, a Padova, dai miei bambini. Ogni volta lo trovavo più stanco, distratto, con poca voglia di parlare, forse anche di ascoltare. Gli stringevo le mani. Ricordavo il papà di trent’anni prima, forte, pieno di vita. Aveva mani d’acciaio, che mi facevano quasi paura, come la sua voce, un po’ burbera, adatta agli ordini più che alle coccole. Ora stringevo mani magre, pelle ed ossa. Le ossa potevo contarle tutte, ad una ad una, e la pelle era diventata sottile, una pergamena fragile, quasi trasparente. Le accarezzavo con nostalgia ed amore, sommerso da un mare di ricordi e di emozioni. Ora guardo le mie mani, e ricordo papà vecchio, seduto in poltrona, che mi parlava dei suoi figlioli, di cui ricordava mille storie buffe, a volte tenere, altre volte amare, gesticolando. Poi s’azzittiva, ...
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Gemini Il papà mi aveva portato a spasso fino a Monte Berico, salendo i quattrocento gradini delle scalette . Voleva provare la sua nuova macchina fotografica: una Voigtländer a soffietto. La ricordo benissimo. Immagino che per il papà le scalette fossero il posto ideale per sperimentare l’ottica della sua fotocamera, ricevuta in dono per Natale, o per la Befana; questo non lo ricordo. Arrivati alla fine della scalinata, mi aveva fatto sedere sul muretto al margine della stradina, mi aveva messo in mano un foglio che teneva in tasca perché fingessi di leggere e, dopo aver tentato di farmi sorridere, mi aveva scattato una foto. Era inverno; avevo quattro anni. Ricordo il fiatone guadagnato sulla salita, il freddo pungente, il cappotto pesante, la cuffia col pon-pon e la sciarpa. Amavo quella foto, che la mamma conservava in una scatola di latta con le altre immagini di famiglia. Chissà dove è finita. Mi manca, e forse è per questo che me ne torna spesso il ricordo. Stama...
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Olive Me lo ha fatto ricordare Patrizia, raccontandomi di un suo nipote ”dotato” di erre moscia . Come me! - ho precisato, senza pensare che il mio rotacismo non può passare inosservato - povero … - ho continuato - un difetto che io ho patito tantissimo. Ma dai - ha continuato lei - la tua erre è alla francese, elegante, anzi, affascinante … Beh, io l’ho patita tantissimo, anche se in famiglia ero e sono ancora in numerosa compagnia. Il fatto è che alle elementari molti miei compagni di classe mi hanno preso a lungo in giro, prima di smettere, perché ormai non ci facevano più caso. Per un pò sono stato punzecchiato anche alle medie; non mi ero ancora abituato alle battute. Solo in quarta ginnasio una ragazzina, vicina di banco, mi ha sorriso dicendomi: che bella voce hai! E la tua erre poi … il gesto della mano m’è stato chiarissimo. Peccato … è durata poco! Cambiata città e iscritto in una classe solo maschile, il mio rotacismo per qu...
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Offesa “La memoria è labile nel ricordare i benefici, ma tenace nel ricordare i torti”. Ho trovato questa espressione in un blog di psicologia clinica. Ci sono arrivato per caso, cercando il significato di depressione : volevo documentarmi per poterne discutere, prima o poi, col mio cardiopsicologo . Operazione impossibile … la psicologia mi sembra un sapere sfuggente, che non conosce confini. La ricerca mi ha però donato alcuni spunti interessanti sulla memoria . Non vorrei sbagliare, anche Carl Jung sosteneva che i torti subiti, i dispiaceri laceranti, o gli amori vissuti con trepidazione, come tutte le esperienze emotive importanti, esaltano ed irrobustiscono la memoria. Per questo motivo alcuni ricordi si accendono all’improvviso, vividi, quasi lampeggianti, come per far rivivere con forza crescente i momenti più vibranti di esperienze per lo più dolorose, solo a volte piacevoli. È vero, lo posso testimoniare! È forse il mio primo ricordo; avrò avuto ...
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Psicocardiologo o cardiopsicologo? Questo post non ha nulla a che fare con la “ Posta del cuore ”, rubrica che compare tra le pagine di molti quotidiani: c’è sempre qualcuno che ama raccontare le proprie sofferenze d’amore, mettendo coram populo storie di tradimenti e di delusioni per chiedere, infine, conforto ad un giornalista divenuto, per meriti di stampa, “specialista del cuore”. Il mio cardiologo, il dr. P., è un vero e stimatissimo specialista che può dimostrare una lunghissima e prestigiosa esperienza sul campo. Qualche giorno fa il dr. P. mi guardava con attenzione, quasi allarmato per la mia preoccupazione: sto invecchiando - gli dicevo - ogni attività mi costa fatica, mi fanno male spalle, ginocchia e caviglie, cammino ciondolando come un ubriaco, faccio fatica a leggere, anche solo il giornale … . Non sei un ragazzo - cominciava a rispondermi - alla “nostra” età si devono mettere in conto … Ma è intervenuta mia moglie: non s...