Joly La nostra ricerca si sposta sul Grighini - esordì il professore offrendoci, soddisfatto, un sorriso a quarantotto denti - vedrete, ci sarà da divertirsi. Il capo nemmeno ci salutò. Si girò sui tacchi e si chiuse nel suo studio. Beppe ed io, invece, ci chiudemmo in laboratorio, dove esplose la rabbia del mio amico. Ti rendi conto - ringhiò - noi ci divertiremo a far ricerca in c.lo al mondo e lui si divertirà qua a Padova, a dare ordini e, magari, a intascare prebende! Dai, Beppe, non puoi dirlo … - cercai di tranquillizzarlo - aspettiamo di vedere cosa ci proporrà … Passarono due giorni, e ci propose d’andare a controllare il luogo della nostra futura ricerca: una montagna lontana da tutto e da tutti, brulla e scoscesa, di fresco rimboschita con una specie a rapido accrescimento. Lì i nostri amici Forestali avrebbero ceduto il posto al personale di una società che contava di far profitto con la produzione di legname, ritenuto il migliore per essere trasformato ...
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Porcello Lì, sopra il forno , la terra scottava; mi pareva anche d’avvertire sentori di carne arrostita. È il profumo del porcello che cuoce … il suo profumo ci dirà anche quando sarà cotto a puntino. Capii appena le parole dette da Bastiano, che lì tutti chiamavano Zio Bastianu , con la u finale. Sorrideva, parlandomi. Era raro il sorriso sulle sue labbra. Doveva essere davvero contento dello spuntino che mi stava offrendo. Si era alzato per servire agli amici del vino fresco, color dell’oro. Attingeva la malvasia da un mastello di ulivo in cui era stato sistemato, un ora prima, un secchio riempito di ghiaccio. Il gruppetto degli amici più anziani, seduti intorno al forno , avevano alzato le mani coi bicchieri vuoti, e continuavano a ridacchiare parlottando tra loro in un sardo così stretto che non riuscivo ad intendere una sola parola. Quanto manca? Domandò Bastianu . Uno degli amici, che indossava una vecchia giacca da forestale, posò il bicchiere su di...
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Oriente L’avevano battezzato con questo nome: Oriente ! Alla fine della guerra, in quella regione si dichiarava la propria fede politica anche condannando i figli a portare nomi impossibili! Oriente era un bravissimo studente del terzo anno d’ingegneria. Studiava senza risparmiare energie, come un dannato al remo. I miei si cavano il pane di bocca per farmi studiare qua a Padova - ripeteva di frequente. Perché a Padova e non a Modena, o a Bologna? - gli chiedevo. Vuoi mettere Padova … questa sì che è una Università! Era la risposta. Orgogliosamente lapidaria. Era sempre chino sui libri, e spesso saltava cena per non sottrarre tempo allo studio. Quando me ne accorsi, proposi una soluzione “ casereccia ” al suo digiuno. Ci facciamo una pasta ? Tra cottura, masticazione e pulizia dei piatti … ho fatto i conti, sommano si e no trenta-trentacinque minuti. Accettò. Oriente occupava la stanza 14 (scaramanticamente la 13 mancava nella Casa dello studente); la sua por...
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Carte Sai giocare, professore? Mi chiese uno dei forestali. Ce n’era un gruppetto seduto fuori dalla porta della caserma, all’ombra del muro di cinta. In mezzo avevano sistemato un tavolo sul quale calavano rumorosamente le carte da gioco. Mah … un poco, le solite cose, briscola, tressette … - risposi - non so giocare bene. Allora guarda come si fa. Se non si sa giocare a carte che senso ha la vita in caserma? C’era poco da argomentare; intorno al tavolo tutti ridevano, avevano qualcosa da dire, facendo osservazioni, soprattutto critiche e battute. Considerai che mai a Funtanabona li avevo visti sorridere, in allegria, come in quel momento. Era vero, le carte stavano donando calore umano alla giornata. Mi avvicinai al tavolo per seguire il gioco. Intuii che le carte sarde erano diverse dalle nostre: non di molto, ma alla velocità con cui venivano battute sul tavolo e subito raccolte facevo fatica a capire le figure, e il seme. Bastoni e spade sembravan...
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Crosara Ci si andava la sera, dopo cena, spesso con le altre famiglie della corte . Quattro passi, ma erano già tanti per la mamma che ormai mostrava i segni del suo male e si lamentava per il calore del sole che la strada restituiva nel buio della notte. A me da lì piaceva guardare le luci della pianura, da una parte e dall’altra della cresta del monte. Tornando, nel buio reso profondo dall’assenza di luci nelle case del monte, il papà mi raccontava delle stelle e della Via Lattea che brillavano in cielo come mi pare che oggi non facciano più. Ero affascinato delle parole del papà, e finivo per guardare in alto e non la strada sassosa, irta di insidie. Alla crosara , piantata appena sopra il muro a secco che teneva salda la terra di un campo, c’era una grande Croce di legno. Quella non c’è più, forse da settanta anni; in un altro angolo dell’incrocio venne sistemata una vasca e un pilastrino di cemento con un rubinetto d’ottone, da cui zampillava l’acqua che, p...
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Ferula Se non ci fosse … bisognerebbe pregare Dio perché ce la doni. Rispose Bastiano alla mia osservazione: ma quanta Ferula c’è? Non è pericolosa? L’avevo detto ricordando il professore di Botanica che ci aveva parlato del rischio legato al Finocchiaccio, specie tossica per le vacche. Guardai perplesso l’anziano maresciallo della Forestale al volante della Campagnola che mi portava verso Nuoro, poi tornai con gli occhi al margine della strada dove cresceva abbondante la Ferula . Perché poi? Tornai a domandare. Mi guardò stupito, cercando di perdonare l’ignoranza di quel ragazzo piovuto dal continente che non perdeva occasione per dimostrare che non sapeva nulla, proprio nulla, di quello che serve per vivere. Ci costruiamo di tutto - rispose sorridendo - quando il fiore si secca tagliamo la canna per mettere insieme sgabelli, panche, tavoli, mensole per posarci il formaggio a stagionare, e poi per legarci i salami ad asciugare … ci facciamo anche il piano del letto, per dorm...
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Fichi In giardino, a Padova, crescono tre alberi di fichi. Uno, che mi è stato donato da amici, l’ho piantato al posto di un vecchio fico schiantato dal vento. Gli altri sono arrivati così, spontaneamente, immagino portati dai merli. Mi piace vedere sbocciare e ingrossare i fiori . L’albero piantato ha sviluppato una chioma molto ampia che s’abbassa verso terra così che, all’altezza del naso, mi offre piccoli frutti bianchi e dolcissimi. Ne produce in gran quantità, così che umani e merli possono restare soddisfatti dall’abbondante raccolto. Gli altri due alberelli hanno invece la chioma che s’allunga verso il cielo, così che per raggiungere i frutti, violetti e corposi, devo piegare i rami col manico ricurvo del bastone. Questi frutti, grossi e dal lungo picciolo, sono amati dalle formiche, che si saziano a partire dalla buccia e si fermano solo una volta terminata la polpa, a ridosso del ramo. Non si può competere con le formiche: tro...