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  Frambua A Padova, davanti alla porta di casa, abbiamo piantato due viti, una d’uva bianca, l’altra nera. Ne abbiamo   sistemato i tralci su di un’ampia pergola, ricordando quella che ombreggiava il poggiolo della casa dei nonni a Villabalzana, e quella, ancora più grande, che ornava il poggiolo dei miei cugini, Dario e Giovanna. Desideravamo avere ombra sulle finestre di casa, e mai abbiamo curato le potature per ricavarne produzione di uva. Abbiamo così sempre ottenuto pochi grappoli, poveri d’acini, da contendere coi merli. Sono viti d’uva fragola : anche solo il profumo ci riempie di gioia, a partire da luglio.   Purtroppo s’è seccata la vite d’uva bianca: se l’è portata via il caldo dell’anno passato, e il colpo di grazia l’ha inferto il secco rovente di questa estate.   S’è però rinvigorita la vite d’uva nera, che ci sta donando un trionfo di grappoli su cui gli acini anneriscono un po’ alla volta.   Ce n’è per tutti, per noi e per i merli: spigoliamo gli...
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  Amicizia Hai bisogno di amici - mi ha ripetuto il  cardiopsicologo -   devi aprirti, parlare, raccontare, ed anche ascoltare! Non puoi vivere isolato e stare bene. Dalla solitudine nasce la depressione, che è malattia insidiosa! Mi si stringe lo stomaco.   È un principio condivisibile, anzi, è ovvio … - rispondo - dovrei però migrare dai campi, in mezzo ai quali ho deciso di vivere. Il verde abbatte l’inquinamento, ma rende rari gli amici! Chiacchiero coi vicini di casa, ma c’è una recinzione tra noi … una siepe non giova ad aprire il cuore, a condividere pensieri, emozioni, sentimenti … Si - il cardiopsicologo capisce dove sto andando a parare e prova a giocare sulle sfumature del concetto di amicizia - nel tuo caso ci sono anche le Accademie … sono palestre dove si sollecitano i neuroni, si mantiene sveglia la mente!   Parli bene ma razzoli male - gli rispondo - nemmeno ricordi che ti ho girato tutti gli inviti dell’Accademia qua di Padova, che ha sede vi...
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  Münchhausen Quando ancora non esisteva la televisione, a tenere tranquilli i bambini servivano le nonne, con le fiabe, le storie di casa e con infinita pazienza. Qualche volta si usavano anche i libri. Ricordo una malattia che, da bambino - avevo forse quattro-cinque anni - mi tenne chiuso in casa per molti giorni, forse settimane. E ricordo una pila di libri che, non essendo ancora in grado di leggere, mi venivano dati da sfogliare. Ho sempre nutrito nostalgia per quei libri, che per me hanno ancora il sapore dell’infanzia. Alcuni li ho ritrovati sulle bancarelle del mercatino delle pulci. Ne ho comperati alcuni. Me ne manca però uno, che ho cercato ovunque; mi resta la frustrazione per le ricerche fallite, e una sorta di vuoto, di struggimento, che ogni tanto mi rode l’anima. Non ne ricordo nemmeno il titolo, ma lo sto egualmente cercando in rete usando gli efficienti sistemi che offre l’intelligenza artificiale. Impiego, ad esempio, la descrizione di un disegno che ricordo imp...
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  Joly La nostra ricerca si sposta sul Grighini - esordì il professore offrendoci, soddisfatto, un sorriso a quarantotto denti - vedrete, ci sarà da divertirsi. Il capo nemmeno ci salutò. Si girò sui tacchi e si chiuse nel suo studio.   Beppe ed io, invece, ci chiudemmo in laboratorio, dove esplose la rabbia del mio amico.   Ti rendi conto - ringhiò - noi ci divertiremo a far ricerca in c.lo al mondo e lui si divertirà qua a Padova, a dare ordini e, magari, a intascare prebende! Dai, Beppe, non puoi dirlo … - cercai di tranquillizzarlo - aspettiamo di vedere cosa ci proporrà … Passarono due giorni, e ci propose d’andare a controllare il luogo della nostra futura ricerca: una montagna lontana da tutto e da tutti, brulla e scoscesa, di fresco rimboschita con una specie a rapido accrescimento. Lì i nostri amici Forestali avrebbero ceduto il posto al personale di una società che contava di far profitto con la produzione di legname, ritenuto il migliore per essere trasformato ...
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Porcello Lì, sopra il forno , la terra scottava; mi pareva anche d’avvertire sentori di carne arrostita. È il profumo del porcello che cuoce … il suo profumo ci dirà anche quando sarà cotto a puntino. Capii appena le parole dette da Bastiano,   che lì tutti chiamavano Zio Bastianu , con la u finale.   Sorrideva, parlandomi. Era raro il sorriso sulle sue labbra. Doveva essere davvero contento dello spuntino che mi stava offrendo.   Si era alzato per servire agli amici del vino fresco, color dell’oro. Attingeva la malvasia da un mastello di ulivo in cui era stato sistemato, un ora prima, un secchio riempito di ghiaccio. Il gruppetto degli amici più anziani, seduti intorno al forno , avevano alzato le mani coi bicchieri vuoti, e continuavano a ridacchiare parlottando tra loro in un sardo così stretto che non riuscivo ad intendere una sola parola.   Quanto manca? Domandò Bastianu . Uno degli amici, che indossava una vecchia giacca da forestale, posò il bicchiere su di...
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Oriente L’avevano battezzato con questo nome: Oriente ! Alla fine della guerra, in quella regione si dichiarava la propria fede politica anche condannando i figli a portare nomi impossibili! Oriente era un bravissimo studente del terzo anno d’ingegneria. Studiava senza risparmiare energie, come un dannato al remo. I miei si cavano il pane di bocca per farmi studiare qua a Padova - ripeteva di frequente. Perché a Padova e non a Modena, o a Bologna? - gli chiedevo. Vuoi mettere Padova … questa sì che è una Università! Era la risposta. Orgogliosamente lapidaria.   Era sempre chino sui libri, e spesso saltava cena per non sottrarre tempo allo studio.   Quando me ne accorsi, proposi una soluzione “ casereccia ” al suo digiuno.   Ci facciamo una pasta ? Tra cottura, masticazione e pulizia dei piatti … ho fatto i conti, sommano si e no trenta-trentacinque minuti. Accettò.   Oriente occupava la stanza 14 (scaramanticamente la 13 mancava nella Casa dello studente); la sua por...
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  Carte Sai giocare, professore? Mi chiese uno dei forestali. Ce n’era un gruppetto seduto fuori dalla porta della caserma, all’ombra del muro di cinta. In mezzo avevano sistemato un tavolo sul quale calavano rumorosamente le carte da gioco.   Mah   … un poco, le solite cose, briscola, tressette … - risposi - non so giocare bene.   Allora guarda come si fa. Se non si sa giocare a carte che senso ha la vita in caserma?   C’era poco da argomentare; intorno al tavolo tutti ridevano, avevano qualcosa da dire, facendo osservazioni, soprattutto critiche e battute. Considerai che mai a Funtanabona li avevo visti sorridere, in allegria, come in quel momento. Era vero, le carte stavano donando calore umano alla giornata. Mi avvicinai al tavolo per seguire il gioco. Intuii che le carte sarde erano diverse dalle nostre: non di molto, ma alla velocità con cui venivano battute sul tavolo e subito raccolte facevo fatica a capire le figure, e il seme. Bastoni e spade sembravan...