La via del Supramonte
10 - Regole
Pioveva a dirotto fin dall’alba. Cielo di piombo, vento teso di maestrale, umidità penetrante che arrugginiva anche le ossa. Era la fine di gennaio e alle tre del pomeriggio, dal furgone dove cercavo riparo, quasi non riuscivo a scorgere il traliccio e il lumeggiare degli strumenti che, infaticabili, continuavano a trasmettermi dati.
Decisi che era ora di smettere. Indossata la mantellina, corsi a spegnere il generatore e a recuperare gli attrezzi da ricoverare nel laboratorio mobile.
Zuppo, intirizzito e di pessimo umore, avviai il furgone, misi al massimo il riscaldamento e lentamente mi avviai verso Funtanabona.
Trovai agitazione nel cortile. I carabinieri, zuppi come me, correvano dalle campagnole alla caserma. Il Maresciallo mi vide, allargò le braccia e gridò: è arrivato, siamo salvi!
Mi guardai intorno. Non c’era anima viva.
Il Salvatore dovevo essere io! Con l’aureola sul capo, tornò il buon umore.
Siamo isolati - disse il Comandante - manca la luce, non ci funziona il generatore, siamo senza radio e senza telefono; per comunicare dobbiamo usare le trasmittenti delle Campagnole, e dunque fingiamo d’essere di pattuglia lungo la strada; stavamo per venire a recuperarti a Sas Baddes. Sei l’unico che ci può risolvere il problema.
Grazie a dio, il gruppo elettrogeno della stazione era riparato da una tettoia. Mi bastò un’occhiata per capire che s’era fulminato un fusibile; capitava spesso anche a noi, quando si alzava l’umidità. Finsi però d’impegnarmi in un controllo approfondito della macchina, svitando ed avvitando un po’ di cavi e pulendo i contatti. Vedrai che è una sciocchezza - rassicurai il Maresciallo, che sembrava sempre più divorato dall’ansia - ecco qua, guarda! - esclamai - è un fusibile. Ne hai però quattro di scorta, proprio qua - dissi per rassicurare il mio amico - No! Non toccarli quelli lì, ti prego, sennò devo fare due verbali, uno di scarico per il fusibile bruciato e uno per giustificare l’acquisto di un fusibile nuovo! - Ma come? - domandai stupito - hai qua la scorta proprio per porre subito rimedio a questi guasti, che sono i più frequenti! - Si, è vero, ma anche quei fusibili sono stati inventariati, e non si possono sostituire senza un’autorizzazione e poi un verbale - Vide il mio stupore - Regole assurde, lo so, ma le regole sono regole!
Te ne regalo un paio io - lo rassicurai - li prendo nel furgone senza dover verbalizzare che li ho usati per sostenere il lavoro dell’Arma, in Supramonte.
Sul viso del Comandante spuntò il sole. Ma subito si rabbuiò. - Se si vede che i tuoi sono di marca diversa da quello bruciato … vedrai che mi chiederanno cosa è successo … e senza verbale … dio mio! che casino vien fuori! -
- Marescià, tranquillo, la forma è la stessa … e la marca la cancello subito con la carta vetrata, come dovresti fare tu ogni tanto per togliere l’ossido dai contatti. A meno che anche l’ossido non sia stato inventariato … - Rise anche lui.
- Questo dovresti verbalizzare - continuai - che hai dedicato il tuo tempo, di sera, o di notte, per tenere efficiente la dotazione che ti è stata affidata.
Quella sera, invece, dedicammo il nostro tempo a valutare se era migliore il Filu e Ferru di Siapiccìa, Oristano, portato da uno dei forestali, oppure l’acquavite di albicocche, la Pellecchiella, distillata di nascosto dal Brigadiere di Avellino, in barba a tutte le regole e le leggi, oppure ancora la Sgnapa, la grappa, gloriosamente prodotta in riva al Piave, quella portata direttamente dal Veneto e da me registrata sotto la voce Spese di conforto e di rappresentanza.
Franco
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