Luoghi comuni Odio i luoghi comuni. Mi danno fastidio. In essi colgo la rinuncia all’originalità d’espressione, o della autonoma capacità di pensiero. Per esprimere un’idea, o una valutazione, ci si deve affidare al pensiero d’altri? Passino i proverbi, accettati come saggezza dei popoli … ma anche questo è un luogo comune. Ora va di moda Leon Tolstoj, che fa dire ad Anna Karenina: tutte le famiglie felici sono uguali, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo. È vero? Non lo so, forse non vale nemmeno per la felicità, che per me sempre si colora di mille sfumature. Ma Tolstoj è Tolstoj, e nessuno si sente di criticare. Mi sono fermato a studiare la porta d’ingresso d’un ricco palazzo nel più popoloso paese dell’Alta Valle di Non. La porta non sembra antica, anche se i rilievi che la ornano lo farebbero pensare. Vi spiccano quattro formelle scolpite nel legno, e tutte sono ornate con tralci d’uva, che simboleggiano l’abbondanza, la ricchezza. La casa è certamente di fattura ricca, e...
Seme Parlo spesso a persone che solo io riesco a vedere, e a sentire. Non è follia: è solo desiderio di mantenere un legame con chi ho amato e che ora non c’è più. Così mi trovo a chiedere alla mamma di ripetermi i suoi racconti sul Brasile, e al papà se ha la pazienza di spiegarmi qualcosa sui differenziali, o sugli integrali, come se ancora avessi da superare una interrogazione. E poi c’è la Gemma, e Fernando, che dovrebbero aggiornarmi ogni fine inverno od ogni primavera su come prendermi cura delle viti o degli ortaggi che mi ostino a coltivare in un angolo del giardino. Mille cose mi riportano alla mente i miei cari: le seggiole da sistemare, o la falciatrice che non parte … ed ecco Pier Lorenzo che mi rimbrotta, e le mie sorelle quando mi torna in mente Villabalzana e la lavanda che potavano ogni fine estate … Oggetti e pensieri che si trasformano in veicoli magici che mi portano a spasso nel tempo. Oggi, a Ronzone, Lucio è tornato dall’orto tenendo una piccola mela ...
Venti grammi Era rimasta con la mano a mezz’aria, la bocca aperta, la parola spezzata a metà. M’ero fermato anch’io, perplesso per quell’interruzione improvvisa di cui non capivo il perché. Guarda … - si scosse - qua ci sono quarant’anni di lavoro … Nascosta tra cianfrusaglie portate dal Dipartimento quando era andata in pensione, spuntava una chiavetta rivestita di gomma rossa. Gliela avevo procurata perché vi potesse sistemare, a modo suo, le presentazioni dei suoi corsi di Anatomia, da quelli per gli studenti del primo e del secondo anno di Medicina, fino a quelli per i medici delle Scuole di Specialità. Mi pentii subito della stupida battuta che m’era scappata di bocca. Pensa - avevo detto - quarant’anni di lavoro, ma di lavoro leggero, direi … sono si e no venti grammi di chiavetta ! Non s’era incavolata, come sempre faceva alle mie uscite nello stile di Groucho Marx. Si era solo incupita, pensando ad altro. È diventata vecchia anche lei … guarda, la gomma ora è rigida, e si sta...
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