La via del Supramonte 9 - Mina Arrivò l’autunno, portandomi non pochi problemi. La pioggia, assente per quasi sei mesi, cominciò a tormentare le mie giornate a partire dalla metà di ottobre. L’acqua rese difficile maneggiare gli strumenti sistemati sul grande leccio prigioniero nel castello di tubi e legato con decine di metri di cavi e cavetti. Anche le strette tavole su cui, in precario equilibrio, mi muovevo sul castello di tubi divennero scivolose, ancor più quando vi si doveva salire con le scarpe sporche di fango, rossastro, viscido come la cotenna dei maiali. All’imbrunire cominciai ad avvertire il freddo pungente dei mille metri dell’altopiano del Supramonte: quando s’alzava il vento, e lì prese a regnare il Maestrale, non avevo modo di mantenere le mani calde e capaci di movimenti fini e delicati; ma, soprattutto, ero scosso da brividi continui, che mi resero le notti insonni, e infelici! Decisi, così, di chiedere ospitalità in caserma; grazie a dio mi venne subito ...
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