Mani Era tornato nella sua vecchia casa di Vicenza, e così potevo andare spesso a salutarlo: una partita a scacchi, una minestra per cena, un bacio svelto e poi via, di corsa, a Padova, dai miei bambini. Ogni volta lo trovavo più stanco, distratto, con poca voglia di parlare, forse anche di ascoltare. Gli stringevo le mani. Ricordavo il papà di trent’anni prima, forte, pieno di vita. Aveva mani d’acciaio, che mi facevano quasi paura, come la sua voce, un po’ burbera, adatta agli ordini più che alle coccole. Ora stringevo mani magre, pelle ed ossa. Le ossa potevo contarle tutte, ad una ad una, e la pelle era diventata sottile, una pergamena fragile, quasi trasparente. Le accarezzavo con nostalgia ed amore, sommerso da un mare di ricordi e di emozioni. Ora guardo le mie mani, e ricordo papà vecchio, seduto in poltrona, che mi parlava dei suoi figlioli, di cui ricordava mille storie buffe, a volte tenere, altre volte amare, gesticolando. Poi s’azzittiva, ...
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Visualizzazione dei post da aprile, 2026
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Gemini Il papà mi aveva portato a spasso fino a Monte Berico, salendo i quattrocento gradini delle scalette . Voleva provare la sua nuova macchina fotografica: una Voigtländer a soffietto. La ricordo benissimo. Immagino che per il papà le scalette fossero il posto ideale per sperimentare l’ottica della sua fotocamera, ricevuta in dono per Natale, o per la Befana; questo non lo ricordo. Arrivati alla fine della scalinata, mi aveva fatto sedere sul muretto al margine della stradina, mi aveva messo in mano un foglio che teneva in tasca perché fingessi di leggere e, dopo aver tentato di farmi sorridere, mi aveva scattato una foto. Era inverno; avevo quattro anni. Ricordo il fiatone guadagnato sulla salita, il freddo pungente, il cappotto pesante, la cuffia col pon-pon e la sciarpa. Amavo quella foto, che la mamma conservava in una scatola di latta con le altre immagini di famiglia. Chissà dove è finita. Mi manca, e forse è per questo che me ne torna spesso il ricordo. Stama...
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Olive Me lo ha fatto ricordare Patrizia, raccontandomi di un suo nipote ”dotato” di erre moscia . Come me! - ho precisato, senza pensare che il mio rotacismo non può passare inosservato - povero … - ho continuato - un difetto che io ho patito tantissimo. Ma dai - ha continuato lei - la tua erre è alla francese, elegante, anzi, affascinante … Beh, io l’ho patita tantissimo, anche se in famiglia ero e sono ancora in numerosa compagnia. Il fatto è che alle elementari molti miei compagni di classe mi hanno preso a lungo in giro, prima di smettere, perché ormai non ci facevano più caso. Per un pò sono stato punzecchiato anche alle medie; non mi ero ancora abituato alle battute. Solo in quarta ginnasio una ragazzina, vicina di banco, mi ha sorriso dicendomi: che bella voce hai! E la tua erre poi … il gesto della mano m’è stato chiarissimo. Peccato … è durata poco! Cambiata città e iscritto in una classe solo maschile, il mio rotacismo per qu...
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Offesa “La memoria è labile nel ricordare i benefici, ma tenace nel ricordare i torti”. Ho trovato questa espressione in un blog di psicologia clinica. Ci sono arrivato per caso, cercando il significato di depressione : volevo documentarmi per poterne discutere, prima o poi, col mio cardiopsicologo . Operazione impossibile … la psicologia mi sembra un sapere sfuggente, che non conosce confini. La ricerca mi ha però donato alcuni spunti interessanti sulla memoria . Non vorrei sbagliare, anche Carl Jung sosteneva che i torti subiti, i dispiaceri laceranti, o gli amori vissuti con trepidazione, come tutte le esperienze emotive importanti, esaltano ed irrobustiscono la memoria. Per questo motivo alcuni ricordi si accendono all’improvviso, vividi, quasi lampeggianti, come per far rivivere con forza crescente i momenti più vibranti di esperienze per lo più dolorose, solo a volte piacevoli. È vero, lo posso testimoniare! È forse il mio primo ricordo; avrò avuto ...