Offesa
“La memoria è labile nel ricordare i benefici, ma tenace nel ricordare i torti”.
Ho trovato questa espressione in un blog di psicologia clinica. Ci sono arrivato per caso, cercando il significato di depressione: volevo documentarmi per poterne discutere, prima o poi, col mio cardiopsicologo.
Operazione impossibile … la psicologia mi sembra un sapere sfuggente, che non conosce confini. La ricerca mi ha però donato alcuni spunti interessanti sulla memoria. Non vorrei sbagliare, anche Carl Jung sosteneva che i torti subiti, i dispiaceri laceranti, o gli amori vissuti con trepidazione, come tutte le esperienze emotive importanti, esaltano ed irrobustiscono la memoria. Per questo motivo alcuni ricordi si accendono all’improvviso, vividi, quasi lampeggianti, come per far rivivere con forza crescente i momenti più vibranti di esperienze per lo più dolorose, solo a volte piacevoli.
È vero, lo posso testimoniare!
È forse il mio primo ricordo; avrò avuto più o meno tre anni; ero a casa dei nonni, sul monte. La mamma e la Gemma mi avevano appena sistemato sul water, coccolandomi, ed io mi lamentavo per il mal di pancia. In gabinetto è però piombato mio fratello Fernando; aveva fretta e le donne gli hanno ceduto quello spazio di sofferenza e di intimità, che doveva essere solo mio.
Sono finito, urlando per il disappunto, sul mio vecchio vasino di ferro smaltato … roba da bambini piccoli, per di più davanti a tutti, in bella vista, sul primo gradino delle scale che portavano in granaio.
Un’offesa! Un torto! Un’umiliazione! Stati d’animo così non ne avevo mai provati prima di allora, e di quel torto ho memoria ancora oggi, con immagini nitide e vivissime, come quella della lama di sole che filtrava dalla finestra della stanza delle mie sorelle per accarezzarmi, calda e avvolgente, la pancia e le ginocchia.
Franco
(non ero proprio così)
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