La via del Supramonte 9 - Mina Arrivò l’autunno, portandomi non pochi problemi. La pioggia, assente per quasi sei mesi, cominciò a tormentare le mie giornate a partire dalla metà di ottobre. L’acqua rese difficile maneggiare gli strumenti sistemati sul grande leccio prigioniero nel castello di tubi e legato con decine di metri di cavi e cavetti. Anche le strette tavole su cui, in precario equilibrio, mi muovevo sul castello di tubi divennero scivolose, ancor più quando vi si doveva salire con le scarpe sporche di fango, rossastro, viscido come la cotenna dei maiali. All’imbrunire cominciai ad avvertire il freddo pungente dei mille metri dell’altopiano del Supramonte: quando s’alzava il vento, e lì prese a regnare il Maestrale, non avevo modo di mantenere le mani calde e capaci di movimenti fini e delicati; ma, soprattutto, ero scosso da brividi continui, che mi resero le notti insonni, e infelici! Decisi, così, di chiedere ospitalità in caserma; grazie a dio mi venne subito ...
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La via del Supramonte 8 - Storia Per un paio di settimane mi dedicai a misure diverse da quelle di routine che, in mia assenza, svolse Beppe. Zaino in spalla, armato di cordella metrica, di cavalletti per la misura del diametro, di ipsometri per determinare l’altezza degli alberi e di registri per annotare in ordine i risultati, in quei giorni percorsi ampi tratti della foresta per determinarne la variabilità di forme, di composizione e di consistenza. Ho avuto molta fortuna: non mi sono mai perduto, lì a Montes, e sono sempre riuscito a trovare la via del ritorno. Sono certo, però, che mai sono stato solo nel mio girovagare per la selva; a parte i cinghiali, che sentivo muoversi nel fitto delle macchie intorno a me, di sicuro avevo addosso gli occhi di qualche pastore, amici di Zio Archa, il quale, magari, s’era raccomandato con loro di vigilare sulla mia sicurezza ed incolumità. Mica siamo soli, sai, qui in Supramonte. C’è qualcuno che vien quassù perché cos...
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Oselle L’anno mille è ricordato per molti importanti accadimenti. Drammatiche sono le cronache della disperazione di tanta gente che, radicata nella convinzione che Cristo avesse fissato la fine del mondo proprio in quell’anno ( mille e non più mille ), pensò di sfuggire ai terribili racconti dell’Apocalisse procurandosi la morte e infliggendola ai famigliari. A Venezia, però, quell’anno vide grandi festeggiamenti: in maggio il Doge, Pietro II Orséolo, salpò con una flotta alla volta della Dalmazia e sconfisse le bande di pirati Narentani che saccheggiavano quelle coste depredandone le ricchezze e catturando schiavi da vendere ai Mori. Liberato dai pirati, l’Adriatico divenne il Golfo di Venezia e la Dalmazia fu annessa, per sua spontanea deditione, ai domini marciani dello Stato da Mar . Anche dalla lontana Costantinopoli venne riconosciuto l’ardimento con cui Venezia aveva riportato la pace sui mari. Al princeps della città venne conferito il titolo di ...
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Sassi Lo vedo ogni giorno sulla libreria quando alzo gli occhi dal computer . Me lo diede una vecchina che, in un villaggio arroccato tra le pietraie a pochi passi dal valico sull’Atlante, riuscì a vendermi quel sasso . Volevamo raggiungere il Sahara , superando l’Atlante. Poco prima del valico, l’autista dovette fermarsi per dare fiato al motore sfiancato dalla salita. C’è un caffè , dove potete bere qualcosa - ci disse indicando una porta. Escludendo l’acqua, assolutamente da evitare a meno che, proprio sotto ai nostri occhi, non ne venisse aperta una bottiglia sigillata, si poteva scegliere tra un caffè bollito nel pentolino, col metodo che un tempo da noi si diceva alla turca , oppure un the alla menta, sempre preparato con l’acqua bollita sulla stufa la cui fiamma stemperava l’aria fredda del locale. A fianco del caffè si apriva una botteguccia, che serviva i cinquanta o cento abitanti del villaggio. Attraverso i vetri della porta, vidi al...
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La via del Supramonte 7 - A pesca Per raggiungere, a piedi, il nostro sito di ricerca a Sas Baddes , si attraversava un luogo pianeggiante e sassoso dove spesso, in primavera, scorreva, gorgogliando, un ruscello. Ci vengono a bere tutte le bestie di qua - mi raccontava Zio Archa - è una benedizione anche per noi! È acqua fresca e pulita … viene da lì … - diceva indicandomi la torre del Monte Novo San Giovanni che dominava tutta la foresta. Mi piaceva andare fin lì tra un ciclo di misure e il successivo. Mi inginocchiavo tra i sassi e bevevo lunghe sorsate d’acqua fresca, che tanto mi ricordava quella delle Dolomiti, dove mai avevo patito la sete. Un paio di volte m’ero anche spogliato per lavarmi come mai avrei potuto fare durante l’estate e l’autunno, su al Supramonte. Lo faccio anch’io - disse una volta il vecchio pastore materializzandosi all’improvviso alle mie spalle - lo fanno anche i maiali e i cinghiali, ai quali piace tenersi puliti. Una volta c’erano anche...
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La via del Supramonte 6 - Allo … che ? Susmel conosceva a fondo la letteratura ecologica e forestale europea. Istriano, aveva frequentato scuole tedesche e conosceva alla perfezione quella lingua; parlava fluentemente anche il francese. Aveva a lungo frequentato i centri di ricerca del centro e del nord Europa, dove aveva conosciuto di persona i più noti studiosi della Selvicoltura, dell’Ecologia, e della “Paesaggistica”, come allora venivano chiamate le future scienze ambientali. Quando il maestro discuteva delle ricerche affrontate dal suo istituto, amava inserire nei ragionamenti moltissime parole “tecniche” di derivazione straniera, soprattutto tedesca, che ai suoi interlocutori risultavano spesso ostiche, se non proprio incomprensibili. Un giorno, si era tutti riuniti a Cagliari, se ne uscì con una espressione che lasciò perplessi quelli che l’ascoltavano: Viola - mi indicò con un gesto del braccio - deve allestire una tavola allometrica ! Bisognerà abbattere...
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La via del Supramonte 5 - Spuntino C’erano due Archa in Supramonte, e a tutti e due ci si rivolgeva con rispetto chiamandoli Zio . Il primo, che incontravo in Caserma dove mi fermavo quando salivo verso la foresta, era il forestale più anziano della stazione, un po’ malandato e per questo destinato a funzioni di segreteria, e di cucina. Brontolava in continuazione perché nulla andava come lui avrebbe voluto. Tutta colpa di quelli che pretendono di comandare dal Continente - sosteneva - per Roma ci vorrebbe ancora Nerone - seguitava a borbottare, ma con voce alta a sufficienza che tutti sentissero. Non portava mai l’arma d’ordinanza, ma quando usciva ad attingere l’acqua fresca alla fonte, dieci metri fuori della porta, si sistemava a tracolla la doppietta: era sardo, e i sardi la doppietta devono portare! Il secon do Archa era l’opposto. Sorrideva già da lontano, appena mi intravvedeva. E si avvicinava con la mano tesa, perché gli amici si danno la mano, per dimostrare c...