Api
Avevo nello zaino una vaschetta di miele conservata chissà da quale colazione consumata in albergo. Coscienziosamente l’avevo vuotata, in caserma, mentre chiacchieravo coi miei ospiti. Volevo dare una buona impressione di me, sostenendo che nulla andava buttato; avevo così finito col leccare la vaschetta ormai vuota per poi sistemarla nello zaino tra le cose da riportare a casa.
Sono goloso di miele - mi ero giustificato vedendo la perplessità disegnata sul viso dei forestali; avevo subito cambiato discorso.
Tornando a Montes di lì a tre settimane, il vecchio Archa m’era venuto incontro sorridendo, cosa che mai gli avevo veduto fare. Guarda cosa abbiamo trovato - mi disse - lo abbiamo recuperato a colpi di accetta!
Mi mostrava un bacile come quello usato dalla nonna nella casa di campagna, di ferro smaltato di bianco, con un sottile bordo azzurro lungo tutto il margine superiore. Un tempo serviva a contenere l’acqua usata per lavarsi le mani e il viso. Quello che Archa mi stava offrendo era invece colmo di miele ambrato, profumatissimo, entro cui troneggiavano grossi pezzi di favi di cera.
Miele di api selvatiche - esordì zio Archa - lo abbiamo rubato aprendo con l’accetta il leccio cavo in cui avevano costruito l’alveare. Un rischio è stato, le api sono più pericolose di Grazianeddu (alludeva al noto latitante) ma volevamo che tu provassi la differenza … con quella roba là … Alludeva alla vaschetta di plastica che avevo sistemato nello zaino.
Beh, non c’era storia! C’era tutta la Sardegna in quel miele, e nel favo che ho masticato a lungo fino a cavargli ogni sapore. Senti il mirto? E il corbezzolo? E poi c’è l’asfodelo, e magari senti anche il profumo del rosmarino, del cisto, e del lentisco, … dicevano tutti insieme, a gara, c’è tutto il Supramonte che hai conosciuto …
Per quanto mi fossi impegnato, non sono riuscito a mangiarmi l’intero catino; me ne portai a casa un paio di vasetti, ma la gioia più grande, per me e per i forestali, era intingere insieme il pane carasau in quell’ambra profumata e portarlo lentamente alla bocca.
Tenevo gli occhi chiusi, ma sapevo che tutti mi stavano guardando: la mia estasi era il riconoscimento allo splendore della loro terra.
Franco
Disegno ottenuto con Gemini
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