Salve


Erano venuti in tre portando vino, formaggio e pane carasau.

Avevano lasciato la Campagnola lontana dagli impianti di ricerca e si erano materializzati all’improvviso, come sapeva fare zio Archa, il mio amico pastore. 

Sorridevano della mia incapacità di avvertire i cambiamenti dell’aria; avrei dovuto sentire i segnali di chi si stava avvicinando di soppiatto. 

Neanche i cinghiali sono così silenziosi - brontolai - e poi … a cosa dovrei stare attento? Qua lo sanno tutti cosa sto facendo, e chi sono, e che razza di pericolo costituisco! Col braccio segnavo la foresta tutto intorno, come a mostrare la folla di pastori e di latitanti che mi stava spiando nel silenzio di Montes.

Risero. Sardi siamo … noi stiamo attenti a tutto!

Mangiammo e bevemmo seduti sui sassi. Nessuno venne a vedere chi stesse parlando così a voce alta. 

Dovetti andare a regolare gli strumenti; quando tornai stavano parlando di armi. Chiesi di quelle che portavano al fianco. Fecero spallucce … fanno solo scena - mi disse il Brigadiere - qua in foresta, poi, possono fare solo rumore! E rideva dicendolo.

Tolse la Berretta dalla fondina. Hai mai sparato? - mi chiese. 

Mai preso in mano un’arma - risposi.

Si guardarono. Uno strappò un foglio dal mio blocco di appunti e lo appese ad un leccio, forse a dieci metri da noi. Il Brigadiere mi spiegò cosa avrei dovuto fare e mi affidò la pistola.

Sparai. Un fracasso che rimbombò per tutta la foresta. Il foglietto restò lì, immobile, intonso.

Ancora - mi disse il Brigadiere - è il tuo primo tiro …

Così fu il secondo, e poi il terzo … ed anche l’ultimo del caricatore.

Tutti sorridevano, col bicchiere alzato. Un brindisi alla mia mira. Mi avvilii e dissi soltanto: non è il mio mestiere!

Quando passai per la caserma, due giorni dopo, il vecchio Archa venne a salutarmi. A salve erano … ti hanno preso per il c… sussurrò.

Sorrisi, e gli strinsi la mano con vero piacere. Sotto sotto c’ero stato male.


Franco



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