Cicca
Ne ho già scritto, molti mesi fa. Mi ripeto ... il ricordo è vivissimo, prepotente.
Eugenio aveva rubato due sigarette alle nostre sorelle e mi aveva portato in riva ad un canale, vicino a casa, per farmi provare il gusto del fumo.
Erano sigarette eleganti, e costose. Mercedes, prelevate da un pacchetto piatto e sottile di cartoncino bianco con la scritta dorata.
Seduti per terra, nascosti tra le canne che crescevano fitte vicino all’acqua, ricordo Eugenio che stringeva tra le labbra una di quelle sigarette. L’aveva accesa con un fiammifero svedese, ne aveva aspirato il fumo con aria esperta e me la aveva passata.
Non volli essere da meno.
Finsi d’essere anch’io un fumatore incallito: aspirai a fondo, mi riempii per bene i polmoni di fumo, divenni verde ramarro e cominciai a tossire violentemente.
Forse vomitai nel canale. Non ne sono sicuro, ma ricordo d’essermi lavato il viso con quell’acqua che non era il massimo esempio della pulizia. Dopo un poco mi sentii in grado di riguardare il mondo e d’affrontare il sorriso canzonatorio di mio cugino.
Ci avete rubato due sigarette! - gridarono le nostre sorelle. Eugenio le guardò senza abbassare lo sguardo, mentre a me montava un sottile mal di pancia.
Certo - rispose - ditelo alla mamma che fumate … o volete che glielo diciamo noi? …
Mi ci volle qualche secondo per capire la finezza della risposta di Giangi, e ne restai estasiato.
Franco
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