Minosse
Andavo quasi ogni pomeriggio a fare i compiti a casa di Mario.
Abitava in una villa immensa, dove disponeva di uno scantinato adattato per consentirgli di giocare senza disturbare la famiglia. In una stanza era stato sistemato un tavolo da ping pong, in un’altra un calcetto balilla, e poi ancora un piccolo tavolo da biliardo … insomma, in quella casa non mancavano né gli spazi, né le risorse per occuparli.
Andavo volentieri a fare i compiti da Mario, anche se abitava lontano da casa mia, praticamente dall’altra parte della città, oltre la ferrovia. Ma mi piaceva camminare e poi, tornando, avevo modo di ripetere a mente alcune lezioni, rielaborando le parole ascoltate, la mattina, dai professori.
Ancora oggi mi par di sentire il professore di Greco. Era severissimo e in classe molti bisbigliavano della sua fede politica che lo aveva portato ad insegnare a Salò, dove aveva anche ricoperto un incarico al “MinCulPop”. Spesso, a lezione, elaborava qualche aneddoto dantesco, facendo cenno alla statua del Poeta in Piazza Dante, col braccio levato verso nord, come ad ammonire i “todeschi” ad essere rispettosi dei valori della cultura italiana.
Così allungavo di qualche passo il ritorno verso casa perché amavo fermarmi davanti alla statua del Poeta ripensando alle parole del professore.
Inevitabilmente lo sguardo scendeva su Minosse e il mio pensiero s’attorcigliava intorno a cento altri spunti della storia, della mitologia, delle opere epiche o tragiche citate, magari in latino o in greco, durante le lezioni.
Sei davvero preparato? Sembrava domandarmi Minosse, giudice seduto sullo scanno davanti alla porta del mio personale inferno scolastico.
Vedevo il Professore mentre soppesava ogni parola del dannato di turno interrogato, ritto in piedi, davanti alla cattedra.
Non sapevo cosa rispondere … penso di si … - mi dicevo - forse devo rileggere qualche pagina … Si, è meglio, ringhiava Minosse, e quel suo viso corrucciato mi imprimeva nell’anima un segno profondo che non riuscivo a scordare, a cancellare, nemmeno durante il sonno.
Franco
Libera interpretazione del Minosse di Cesare Zocchi, a Trento
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