Joly
La nostra ricerca si sposta sul Grighini - esordì il professore offrendoci, soddisfatto, un sorriso a quarantotto denti - vedrete, ci sarà da divertirsi.
Il capo nemmeno ci salutò. Si girò sui tacchi e si chiuse nel suo studio.
Beppe ed io, invece, ci chiudemmo in laboratorio, dove esplose la rabbia del mio amico.
Ti rendi conto - ringhiò - noi ci divertiremo a far ricerca in c.lo al mondo e lui si divertirà qua a Padova, a dare ordini e, magari, a intascare prebende!
Dai, Beppe, non puoi dirlo … - cercai di tranquillizzarlo - aspettiamo di vedere cosa ci proporrà …
Passarono due giorni, e ci propose d’andare a controllare il luogo della nostra futura ricerca: una montagna lontana da tutto e da tutti, brulla e scoscesa, di fresco rimboschita con una specie a rapido accrescimento. Lì i nostri amici Forestali avrebbero ceduto il posto al personale di una società che contava di far profitto con la produzione di legname, ritenuto il migliore per essere trasformato in carta. A noi spettava il compito di verificare (meglio dimostrare, aveva bisbigliato il professore) se la specie nord-americana, ancora poco conosciuta in Europa, fosse produttiva anche nel clima e sui terreni dell’isola. Per farlo, avremmo impiegato gli strumenti ormai ben collaudati in Supramonte, facendo la spola tra le due montagne.
Ogni mese, dieci giorni di vacanza in Sardegna: perché mai lamentarci? Tornò ad imprecare il mio compagno.
Beppe ed io decidemmo che, scesi dal Supramonte, avremmo trascorso le notti in albergo, a Oristano, e non nel furgone, su quella montagna che i Forestali ci indicavano essere isolata e deserta: cioè un posto abbandonato da dio! Su consiglio degli amici di Funtanabona scegliemmo il Joly Hotel. Forse avevamo frainteso il nome: era Joly … non Jolly. Ce ne accorgemmo immediatamente: c’era nulla da spartire con la nota catena alberghiera i cui Hotel di classe offrivano ospitalità nelle città più importanti del mondo; tra esse, evidentemente, non figurava Oristano.
Ci fu comunque assegnata una stanza silenziosa, comoda e … col bagno. I camerieri erano gioviali, e simpatici. Forse un aiutino ce l’avevano dato i Forestali della stazione della cittadina, indirizzati dai colleghi di Funtanabona. Forse la stessa cosa avevano fatto i Carabinieri, la cui stazione era proprio davanti alla porta dell’hotel.
Servitevi al buffet - disse il cameriere che ci stava attendendo per la colazione alle cinque del mattino. Mi diressi verso il vassoio delle brioches, chiuso come una conchiglia a difesa di inimmaginabili preziosissime perle. Allungai distrattamente la mano e … subito mi fermai emettendo uno strano grido strozzato. Ormai abituato a contendere i pasti coi cinghiali di Montes, non mi aspettavo di dovere fare altrettanto con la fauna d’Oristano, lì rappresentata da un enorme cerambicide rosso, le antenne rivolte all’indietro lunghe quasi una spanna.
Il cameriere non seppe trattenere una risata. Lo guardai perplesso. Fa schifo - dissi deglutendo per il disgusto e per lo stupore di fronte allo strano atteggiamento del cameriere - immagino che le tue brioches siano vecchiotte … come la Luisona del Bar Sport … quello di Stefano Benni.
Ma dai!! - rispose il cameriere ridendo e prendendo tra le dita quel mostruoso insetto di plastica - te lo regalano zio Archa, Gavino, Bastianu e tutti gli altri amici, del Supramonte, che ben conosci. Benvenuto al Joly Hotel!
Franco
Pintus radiata?
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