ParOLONE
Paolo era stato compagno di corso di un mio professore, Mario, che più volte era sceso in Sardegna per salutare il suo vecchio amico e poi per venire a dare una mano a me o a Beppe in Supramonte. Paolo era capo dell’Ispettorato di Nuoro. Un giorno decise di salire fino a Funtanabona per passare il pomeriggio coi suoi Forestali, e con me.
Venne a trovarmi in foresta. Era un toscanaccio, con la battuta pronta e la capacità di ridere di tutto. Ecco l’allometra - esordì ricordando una espressione del prof. Susmel con un sorriso burlone sulle labbra - adesso ci facciamo dire quante foglie ha questo leccio. I Forestali in divisa non avevano mai sentito quella strana parola. Avevano lavorato intorno ai lecci abbattuti su ordine del Generale, ma nessuno aveva impiegato con loro quel termine, cui qualcuno imputava lo scempio compiuto a Montes. Mi guardarono con la bocca aperta: una nuova qualifica si aggiungeva al curriculum del ragazzone di Padova che erano stati incaricati di sorvegliare, lassù.
Stetti al gioco di Paolo. Mah … il numero esatto non te lo posso dire … ma ad occhio e croce, col diametro di 35 centimetri ad una altezza di … 16 … forse 17 metri, diciamo che questo leccio sostiene 80-85 kg di foglie che fanno circa … 320 metri quadrati di superficie esposta al sole …
Paolo restò sconcertato. Non si capacitava che potessi sparare quei dati con tanta sicurezza, né poteva concepire l’idea che uno del veneto potesse reggere lo scherzo d’un toscano. Cambiò gioco, riprendendone uno antico del mondo dei forestali. Hai detto 35 cm di diametro? - esordì - Sei sicuro? No di certo - risposi io - ma ad occhio non sono lontano dal vero.
Per me non arriva a quel diametro - Paolo calava sul tavolo il carico del suo grado istituzionale - voi cosa dite? - domandò ai suoi Forestali in divisa, che ovviamente parteggiarono per il capo. Andai al furgone, recuperai un cavalletto e così uno di loro potè verificare la misura esatta. Resta l’altezza … - continuò Paolo. Quella non la misurerai mai di preciso - terminai io, e gli passai l’ipsometro che avevo recuperato col cavalletto. I Forestali ci giocarono per un quarto d’ora, ed alla fine convennero che 16 metri potevano andare bene.
Resta da capire a chi possa mai interessare sapere quante foglie ci sono su codesta povera pianta - concluse con eleganza fiorentina l’Ispettore di Nuoro.
Beh sai - sorrisi pregustando il suo imbarazzo di fronte alla cannonata che stavo per sparare - in una visione olistica di Sas Baddes alla disponibilità di 80 chili di foglie potrebbe far riscontro …
Mi fermai lì. Le mascelle dei Forestali si erano bloccate per la seconda volta in una espressione di confuso stupore e guardavano il loro capo in attesa di una risposta adeguata.
Fui io a trovare la giusta soluzione. Un olone dovrei averlo qua, nel furgone - borbottai entrando nel laboratorio mobile. Spostai un po’ di strumenti, facendo più rumore possibile. Tanto fracasso … tanta attesa, pensavo.
E così, quando riemersi con una bottiglia di Cabernet Franc, potei concludere: - in barba a Smuts e a Koestler, che ci hanno deliziato coniando questi termini, noi ci facciamo un bell’olone veneto, e poi forse capiremo cosa vuol dire codesta espressione!
Franco
Visione olistica del brindisi. Ogni componente di questo sistema complesso (calice, bottiglia, botte …) è collegata a tutte le altre. È una buona e profumata dimostrazione del significato di olone
...un sorso di fresco "via Gradenigo" d.o.c. ci voleva proprio per aprire in bellezza la settimana!!
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