Farmacia


Sa già leggere - disse orgogliosamente la zia Irma alla mamma mentre, scesi dal vaporetto che ci aveva condotti al Lido, camminavamo verso casa. 

Io ero ancora emozionato per aver viaggiato su di una nave. Mi sembrava un transatlantico, anche se mio cugino Eugenio, che tutti chiamavano Giangi, sosteneva che era un lancione, uno dei vaporetti più piccoli che giravano per i canali della città. Era però anche il più veloce.

Le parole della zia mi colpirono. Anch’io sapevo leggere … conoscevo a memoria tutte le lettere del mio nome scritto a stampatello, ed anche quelle che formavano i nomi delle Telle, le mie sorelle. La mamma però non pensò di farlo sapere alla zia.

Sentii invece Giangi che, con voce piena di orgoglio e con una intonazione di superiorità sul resto del mondo,  s’era messo a leggere l’insegna di un negozio che stava dall’altra parte della strada. 

Sillabava FAR … MA …

Un urlo interruppe la lettura, che venne sostituita dal pianto. 

Con la testa voltata verso l’insegna dall’altra parte del viale, Giangi era andato a sbattere contro un lampione.

Lì per lì mi venne da ridere. Avrà anche saputo leggere, ma non vedeva i lampioni! 

Però stetti zitto, optando per una strategia diversa, più produttiva. Lo presi per mano e gli chiesi: Ti fa tanto male?

Lui volle dimostrarsi forte, superiore a questi accidenti. Accettò la mia stretta, smise di piangere e rilesse, stando ben piantato sul marciapiede, l’insegna del negozio: FARMACIA!

Sei bravo, gli dissi, ti ammiro!

Gonfiò il petto e decise che saremo stati amici


Franco




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