Nostalgia
Ricordavo poco o nulla di quel cugino di cui mi parlava la mamma.
Stavamo andando a trovarlo a Venezia, anzi, al Lido di Venezia.
Smisi di pensare a lui solo quando arrivammo alla stazione di Vicenza. Mi piacque subito la stazione: enorme, di marmo, piena di gente, e con tanti treni sui binari.
Mi si fermò il respiro quando arrivò quello diretto a Venezia. La mamma mi strinse a sé mentre la locomotiva ci passava accanto, sbuffando vapore, con un fracasso che più forte mai avevo sentito. Aveva ruote grandissime, alte forse più del papà che era corso a sistemare la valigia nella carrozza.
Mi dimenticai della locomotiva quando rivolsi il mio interesse al finestrino, agli alberi, alle case, ai campi che correvano via velocissimi al nostro passaggio.
Ma quante città ci sono al mondo? Mi venne da chiedere alla mamma ogni volta che si incontrava una stazione. Quella di Padova era immensa, forse più grande di quella di Vicenza che per me era il centro dell’universo e dunque doveva avere la stazione più grande!
Vedrai quella di Venezia, intervenne la mamma … tra un poco troveremo l’acqua, cioè il mare …
Come sempre la mamma aveva ragione. Scomparvero le case, ci fu solo acqua. Il mare! gridai.
No, non è il mare, è la laguna, mi corresse mia sorella che sapeva tutto e dunque doveva essere informata sull’acqua di Venezia.
La laguna scomparve quando il treno entrò in stazione; doveva essere galleggiante!
Scesi dal treno un po’ titubante, stringendo la mano dalla mamma mentre il papà e le mie sorelle trascinavano i bagagli.
Fu lì, nella confusione tra laguna e mare, tra acqua e marmi, che vidi mio cugino. Eugenio.
Era magrissimo, e più alto di me; almeno di quattro dita …
Sorrideva. Aveva proprio un bel ciuffo, ribelle, e gli occhi furbi.
Capii subito CHI sarebbe stato il capo. Mi rassegnai.
Franco
Eugenio, ricostruito ricordando il sorriso, gli occhi e, soprattutto. il ciuffo
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