Il professore


Qualche volta si mangiava in spiaggia, nel capanno che la zia aveva affittato per tutta la stagione. 

Le mamme portavano i panini da casa, e noi li sgranocchiavamo stando in veranda, o seduti sulle sdraio, sotto l’ombrellone. 

Dovevano passare almeno tre ore dal pasto prima di poter giocare in acqua. Allora si restava sulla sabbia, in qualche angolo d’ombra, e si giocava con le biglie, o si sfogliava qualche giornaletto. 

Eugenio era un pozzo di scienza: sapeva farmi stare a bocca aperta, raccontandomi cose strane, di storia, di sport, di faccende incredibili che accadevano qua e là in giro per il mondo. 

Lui si che ne sapeva di motori, di automobili o di aerei, di record e di prove di temerarietà di questo o di quel pilota finito nel Guinness dei primati. 

Qualche volta ho pensato che si inventasse quel che mi raccontava: ma era bello lo stesso: sapeva raccontare, e mi affascinava. 

Il tempo passava, ed io stavo bene assieme a mio cugino. Era come il mio papà: un vero professore!


Franco


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