Carte


Sai giocare, professore? Mi chiese uno dei forestali. Ce n’era un gruppetto seduto fuori dalla porta della caserma, all’ombra del muro di cinta. In mezzo avevano sistemato un tavolo sul quale calavano rumorosamente le carte da gioco. 

Mah  … un poco, le solite cose, briscola, tressette … - risposi - non so giocare bene. 

Allora guarda come si fa. Se non si sa giocare a carte che senso ha la vita in caserma?  C’era poco da argomentare; intorno al tavolo tutti ridevano, avevano qualcosa da dire, facendo osservazioni, soprattutto critiche e battute. Considerai che mai a Funtanabona li avevo visti sorridere, in allegria, come in quel momento. Era vero, le carte stavano donando calore umano alla giornata.

Mi avvicinai al tavolo per seguire il gioco. Intuii che le carte sarde erano diverse dalle nostre: non di molto, ma alla velocità con cui venivano battute sul tavolo e subito raccolte facevo fatica a capire le figure, e il seme. Bastoni e spade sembravano eguali e il loro nome, gridato in sardo, non mi aiutava certo a capirne il significato. Bastosquaddosuta … gridavano giocando la carta … non conosci is mertzas? Mi chiese il brigadiere con aria perplessa vedendo lo stupore accendersi sul mio viso. 

Mertzas??? Domandai come fosse una volgarità rivolta alla mia ignoranza. 

Ma si, i semi … rispose il brigadiere - voi non li avete? - domandò ridendo - giocavo anche a Tarvisio - continuò - e mi pare fosse tutto eguale a qua, a parte il freddo d’inverno e il sapore della grappa. Risero tutti; chissà quante battute erano state fatte sul periodo vissuto dal brigadiere nel gelo dei monti friulani. 

Sessantadue punti … vinto! Gridò un forestale scartando una briscola. 

Hai avuto sei briscole, compresi asso, re e fante, e Efisio ti ha regalato tre carichi, il tre di cupas, e gli assi di oros e di ispadas. Facile vincere con quelle carte!

Io nemmeno li avevo visti scendere, quei punti, ma quelli avevano contato tutto e ricordato anche le figure e i semi. 

Scrollai la testa, colpito dalla velocità del gioco e dalla memoria dei giocatori. 

Loro erano perplessi. Non li hai contati, i punti? Da noi lo fanno anche i bambini, altrimenti non si può giocare a carte!

Mi allontanai sconsolato. Loro risero e segnarono la vittoria senza verificare le carte. Tutti avevano contato giocando, e i risultati coincidevano.

Meglio lasciar perdere le carte - decisi - meglio tornare a Sas Baddes, ai miei strumenti.


Franco


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