Crosara
Ci si andava la sera, dopo cena, spesso con le altre famiglie della corte.
Quattro passi, ma erano già tanti per la mamma che ormai mostrava i segni del suo male e si lamentava per il calore del sole che la strada restituiva nel buio della notte.
A me da lì piaceva guardare le luci della pianura, da una parte e dall’altra della cresta del monte. Tornando, nel buio reso profondo dall’assenza di luci nelle case del monte, il papà mi raccontava delle stelle e della Via Lattea che brillavano in cielo come mi pare che oggi non facciano più.
Ero affascinato delle parole del papà, e finivo per guardare in alto e non la strada sassosa, irta di insidie.
Alla crosara, piantata appena sopra il muro a secco che teneva salda la terra di un campo, c’era una grande Croce di legno. Quella non c’è più, forse da settanta anni; in un altro angolo dell’incrocio venne sistemata una vasca e un pilastrino di cemento con un rubinetto d’ottone, da cui zampillava l’acqua che, per volontà di Rumor, finalmente dissetava le case del monte.
Per un po’ la gente di passaggio si fermava alla crosara per rinfrescarsi alla fontanella.
Prima i passanti si fermavano davanti alla Croce per una preghiera, forse anche per tirare il fiato prima di continuare il cammino verso la chiesa, oppure giù verso il lago di Fimon, qualche volta anche verso la corte del nonno per continuare poi verso Lumignano, o Castegnero, giù in pianura.
Priva di manutenzione, e di un suo vero scopo, se ne è andata in rovina anche la fontanella.
Alla crosara ora ci sono insegne stradali col nome dei paesi e quello di una trattoria.
Pensavo che la parola crosara indicasse la presenza della Croce e non, come invece è, il crocevia. Anche in molti altri crocicchi sparsi lungo le strade del monte ci sono Croci o capitelli, persino negli incroci tra sentieri ora persi nel mezzo dei boschi; nessuno d’essi, che io sappia, porta un nome.
Ho letto che erigere Croci e capitelli è il retaggio di un millenario rito scaramantico il cui significato è stato poi mascherato come segno di spiritualità cristiana. Ai tempi di Roma, ad esempio, agli incroci si piantavano edicole di Lari campitali, protettori cioè del campitum, del crocevia; ad essi si affidava il compito di tenere lontane le forze oscure, quelle che malignamente confondevano o minacciavano la sicurezza dei viandanti. Nella speranza d’essere protetti dei Lari, c’era chi ai crocicchi faceva mercato ed anche chi si fermava a scambiare qualche parola coi vicini di casa, come facevano, al buio, i miei genitori con gli zii della corte.
Franco
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