Ferula


Se non ci fosse … bisognerebbe pregare Dio perché ce la doni. Rispose Bastiano alla mia osservazione: ma quanta Ferula c’è? Non è pericolosa? L’avevo detto ricordando il professore di Botanica che ci aveva parlato del rischio legato al Finocchiaccio, specie tossica per le vacche.

Guardai perplesso l’anziano maresciallo della Forestale al volante della Campagnola che mi portava verso Nuoro, poi tornai con gli occhi al margine della strada dove cresceva abbondante la Ferula.

Perché poi? Tornai a domandare. Mi guardò stupito, cercando di perdonare l’ignoranza di quel ragazzo piovuto dal continente che non perdeva occasione per dimostrare che non sapeva nulla, proprio nulla, di quello che serve per vivere.

Ci costruiamo di tutto - rispose sorridendo - quando il fiore si secca tagliamo la canna per mettere insieme sgabelli, panche, tavoli, mensole per posarci il formaggio a stagionare, e poi per legarci i salami ad asciugare … ci facciamo anche il piano del letto, per dormire alti da terra …

Guardai i cespi di Ferula allineati lungo la strada; sembravano canne di bamboo, alte fino a due o tre metri, tre dita di diametro alla base. 

Ma sono così resistenti? - domandai. Bastiano sorrise - Si, la canna indurisce quando si  secca, all’inizio dell’estate; una volta tagliata a misura, la passiamo sul fuoco per renderla ancora più dura. Le canne più sottili le usiamo invece per la pesca, così come sono … flessibili e resistenti. In campagna ci fanno anche i recinti per le galline e per gli agnelli … oppure le legano per preparare tettoie per dare ombra, insomma, basta la fantasia e lo spago e le canne di Ferula fanno la casa … 

Bastiano assentiva muovendo la testa, come per riaffermare un’ovvietà, un’evidenza. 

La Ferula è un dono di Dio, quasi come il maiale. E sapessi che buoni sono i funghi che crescono dalle radici, d’autunno, quando arrivano le piogge e le Ferule sembrano scomparire. Le donne escono di casa all’alba per andare a raccoglierli, e a tavola si fa festa, in quei giorni, come fosse Natale!

Bastiano fermò la Campagnola sul ciglio della strada. Mi fece scendere e mi tenne lezione davanti ad un bell’esemplare di quella splendida pianta di cui mi mostrava come erano fatti il fusto, le foglie, le “ombrelle” dei fiori, ed infine le radici. Stavo ad ascoltarlo a bocca aperta, e la mia espressione attenta e accigliata doveva essere come un complimento per lui, bravo professore di fronte ad uno studente zuccone. 

Poi gli deve essere venuto un dubbio, e mi chiese: ma da voi non c’è? Quel voi sembrava il toponimo di un luogo dall’altra parte del mondo, una terra che Dio aveva punito privandola del necessario … proprio un inferno … senza Ferula 

Scosse la testa, triste per me. 

Così, compassionevolmente, perdonò la mia ignoranza.


Franco



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