Purea Gran parte delle acque del Piave non scorre nell’alveo del fiume, ma in condotte d’acciaio, spesso nascoste dentro le montagne in una rete comandata a distanza per garantire disponibilità di acqua alle centrali ed energia alla gente. Pochi pensano alla vita del fiume. Più d’ogni altro aspetto d’ecologia, vale il benessere e il tenore di vita conquistato con tanti sacrifici. … ma ogni tanto mi ribello a queste osservazioni d’interesse economico. Mi è così capitato di fare una battutaccia percorrendo, con alcuni studenti, la via che costeggia il grande fiume, ridotto ad un torrentello a causa di dighe e di derivazioni. La strada passa sotto una grossa condotta che esce dalla montagna e subito dopo penetra nella roccia di un altro monte, di là del fiume. Cos’è? Mi chiesero. In un attimo mi venne da dire: un “ patatodotto ”! … ???? … serve a risolvere i problemi alimentari delle vallate vicine: è il sistema più pratico per portare le patate da un pos...
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Bello, grosso e profumato Nei ricordi dei bambini ogni cosa è più bella e più grande rispetto a come la vedono i grandi. Chiudendo gli occhi, per un attimo rivedo ancora i campi e gli orti intorno alla casa dei nonni: colori stupendi, aria dolce e profumata, ed alberi carichi di frutta matura, grossissima, da faticare a tenerla in mano, tanto era pesante. Solo in un libro di catechismo, in un disegno, avevo visto frutta simile: due uomini fortissimi portavano legato ad un palo, tenuto sulle spalle, un immenso grappolo d’uva. Era un frutto della Terra Promessa, motivo di gioia infinita per osti e fruttivendoli. Franco
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Pasquetta Ufficialmente la primavera arrivava a pasquetta. Lo aveva deciso la mamma. Il giorno dopo Pasqua, se non pioveva, la mia famiglia con quella dei miei cugini più stretti, saliva in campagna, a casa dei nonni. Lì si faceva colazione sull’erba nuova al primo tiepido sole dopo l’inverno. La mamma e la zia amavano mangiare al solito posto, una piccola radura in un bosco stentato di carpinella circondato da pietre aguzze, cariate da millenni di pioggia e spaccate dal sole e dal gelo. Ci si poteva stendere un paio di plaid su cui sedere e sistemare il cibo portato dalla città: un bendidio, che sarebbe bastato a sfamare un reggimento. C’erano anche le uova sode, colorate col pennello dalle mie sorelle: un giorno di lavoro che spariva in un attimo per saziare la fame di tutti. Da quella radura si vedeva la pianura, fino a Venezia. Uno spettacolo che riempiva gli occhi e il cuore. A me e ai miei cugini, interessavano però di più le pietre, specie quelle alte come spalti d’un cas...
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Uncino Oggi ho voltato le spalle a Peter Pan e ho preso a tifare per Capitan Uncino. Con Uncino ho sempre condiviso la passione per gli orologi. Il TIC TAC delle vecchie sveglie, delle pendole e dei Cu Cu mi ha sempre donato serenità: la regolarità è un principio cui non riesco a derogare. Poi, ho sempre amato i cani, che seguono l’amico-padrone, sempre ed ovunque. In assenza di un cagnolino vanno bene anche i gatti, o tutte le altre bestiole che ti seguono, affezionate, desiderose di farti festa; in mancanza d’altro vanno bene anche gli animali opportunisti, come il coccodrillo di Uncino. Da ultimo c’è l’idea coltivata fin da bambino che i pirati hanno la benda sull’occhio, o una mano sola. Oppure una gamba di legno; poco cambia. Insomma. Bisogna sperimentare la menomazione per capire, ad esempio, cosa significhi disporre di un occhio solo. Chi ne ha due a disposizione non lo può sapere, e chi è normale spesso guarda con sufficienza gli orbi. Da ieri, praticamente non ci vedo. C...
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Cembro Sei un ciocco, sembrava volesse dirmi il Preside mentre mi porgeva un …. qualcosa di legno, sorridendo. Solo dopo averlo guardato, e soppesato, ho dato altri significati a quel biondo dono profumato. Cirmolo , pino cembro. Cresce solo in alta montagna. Resiste al gelo, per mesi e mesi sotto lo zero. Non si spacca sotto il peso della neve; anzi, se ne avvolge a mantello, e così protegge la chioma contro il vento che sferza e scava le cime di pietra tutto intorno. Il legno sa di resina, e poi diventa biondo miele, quasi rosso. Le case alpine sono foderate di cirmolo : dà calore solo a guardarlo, e il profumo ricorda la famiglia. È tenero il legno del cirmolo : gli scultori dei paesi arroccati intorno alle Dolomiti in un attimo ne ricavano meraviglie scavandolo e modellandolo a colpi di sgorbia , apparentemente senza fatica. Qualcuno ha scolpito anche il mio ciocco restituendogli la forma del pino dal quale è stato recuperato. L’ho subito amato: mi ricor...
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Dik Arrivò da noi in una scatola da scarpe. Quando ne uscì, corse subito da me. Stava appena sulle zampe, tanto era piccolo e gracile. Tra me e lui fu amore a prima vista; a primo fiuto, nel suo caso. Due giorni dopo era già la mia ombra, con grande rabbia di mio fratello che se l’era preso per farne il suo compagno di caccia, come conviene ad un pointer , nobile cane da ferma e da riporto, anche dall’acqua. Siamo cresciuti insieme. Inseparabili. Ci si capiva al volo, in ogni circostanza. Divenne anche il mio cane da difesa; guai a chi avesse provato ad alzare la voce con tono di minaccia. Dividevo anche il cibo con lui: mangiavo molto poco, allora, e quello che non mi piaceva me lo sfilavo di bocca per passarglielo di nascosto sotto il tavolo. In un attimo il boccone era già nello stomaco di Dik. Il suo compito preferito era svegliarmi al mattino. La mamma gli apriva la porta della mia stanza e lui veniva veniva al buio fino al mio letto...
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Fratelli Qualche volta mi portavano con loro, al lago, per andare in barca. Ci andavamo a piedi, partendo dalla casa dei nonni. Scendendo il monte ero felice per l’avventura che mi attendeva. Raccontavo, ridendo e saltellando di gioia, tutto quello che avrei voluto fare, giù al lago. I fratelli allora cominciavano a narrare storie terribili. Dicevano che le acque del lago nascondessero pesci mostruosi, capaci di mangiarsi un bambino in un sol boccone. E poi, continuavano, vicino alle rive crescevano piante malefiche, con fiori galleggianti e fusti lunghi e flessuosi che in un attimo si avvinghiavano alle gambe e alle braccia del malcapitato che si fosse chinato dalla barca per raccogliere quei magici fiori. Ancora più pauroso era il racconto delle fate, o delle streghe, che di giorno nuotavano invisibili nell’acqua profonda confondendosi tra i pesci; ne uscivano solo al crepuscolo per compiere i loro sortilegi quando sorgeva la luna, e trascinavano in ...