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  Tuffi Mi è capitato una volta sola. Fu un guizzo azzurro che colsi con la coda dell’occhio. Quando mi voltai, l’uccellino era posato sul ramo contro cui sbatteva con forza, la sua forza, il pesciolino che aveva appena catturato.   Ci vide, e volò subito via: un altro guizzo, e poi più nulla. Anni dopo scattai una foto d’insieme ad un minuscolo lago, in Trentino.   Avevo una delle prime fotocamere digitali. Sistemando l’immagine all’interno della relazione che stavo preparando, mi accorsi del Martin pescatore che si stava tuffando nell’acqua.   Non potevo ingrandire lo scatto a mio piacimento: troppo modesta era la risoluzione del sensore degli apparecchi fotografici di allora. Mi restò dentro un senso acuto di rammarico e di rabbia. Ho ricevuto una foto incredibile. L’accompagnava un commento che non posso riportare, ma che lascio alla vostra immaginazione: Che c… il fotografo ! Posso solo condividere il pensiero di chi mi ha spedito quell’immagine. E rinfrescare q...
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  Rio delle Amazzoni È un falso! Il fiume non è più così da mesi. Da molti mesi.   Oggi sembra un prato: è verde di lenticchie d’acqua , che lo coprono interamente.   Acqua? Mah … si, forse, sotto quel tappeto di Lemna c’è acqua, ma di certo non ci immergerei la mano … è stagnante, carica di inquinanti, un deposito, immobile, di ogni porcheria che qualche lazzarone getta tra gli argini pensando di aver eliminato il suo problema.   Non piove da mesi, e il fiume è ridotto ad uno stagno, con l’acqua immobile trattenuta, a valle, dalle antiche chiuse necessarie per la navigazione. Quando affrontavo l’internato di laurea, nell’allora istituto di Chimica, i “ bocia ”, come venivano chiamati i nuovi laureandi ricordando i giovani alpini appena arrivati in trincea durante la Grande Guerra, venivano destinati al lavoro più sgradevole, e meno impegnativo: il lavaggio della vetreria. Un tecnico dell’Istituto passava accanto al lavello e canticchiava un motivetto, in inglese: ...
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Agli Ce n’era una distesa, alle Tremiti. In agosto, là dove il vento soffia salso più di frequente, e la poca terra, tra le pietre, è dura e riarsa, gli steli dell’aglio selvatico sono secchi, e spesso spezzati. Basta smuovere qualche ciottolo, e la poca terra, e ne puoi recuperare i bulbi, candidi ed odorosi.   Negli anfratti più riparati dal vento, e magari ombrosi, l’aglio fiorisce fino al termine dell’estate: infiorescenze sferiche rosso-violetto, alte da terra, per disperdere lontano i rari semi. Una speranza di conquista, o di sopravvivenza. Ho portato in città alcuni bulbi d’aglio selvatico, quasi certo che in un ambiente così diverso da quello di un’isola assolata, il mio tentativo di impianto sarebbe miseramente fallito.   Un paio d’anni più tardi è però avvenuto il miracolo: sono cresciute foglie verdissime e turgide, uno stelo svettante, sormontato da un cappuccio da gnomo che a poco a poco ha mostrato la forma sferica dell’infiorescenza.   Mi sono commosso di ...
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Hellas Non parlava l’italiano. Solo qualche parola per procurarsi quanto serviva a sopravvivere.   Ma capiva quasi tutto, e a gesti sapeva rispondere.   I somari non avevano bisogno nemmeno di quello. Di erba ce n’era a volontà, e se ne andavano tranquilli, con poco peso nel basto, senza nemmeno essere tenuti per la cavezza.   Si era fermato un attimo, ad un passo da me. Guardava una mappa protetta in una busta di plastica.   Il Muson, il fiume che segnava l’antico limite romano tra est ed ovest della terra padovana, in quel punto si buttava nella Brenta, il Medoacus .   Forse il viandante si era fermato perché era indeciso se andare lungo la sponda settentrionale o quella meridionale del fiume. Di certo scendeva ad oriente.   Fu l’occasione per chiedergli da dove veniva. Con la mano mi indicò una direzione che mi fece intuire Bassano, e l’Altopiano.   Alemania , disse, usando una parola d’altri tempi.   Dove vai? Provai a chiedergli. Capì.  ...
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Funicolare Affascinante! Un vagoncino scivola a valle e col suo peso trascina il vagone gemello che sale verso il passo della Mendola, quasi novecento metri più in alto.   Oggi i vagoni sono moderni, d’acciaio, dipinti di rosso brillante. Però si muovono ancora grazie ad una corda e alla gravità, anche se c’è un motore che interviene per equilibrare il carico quando ci sono più passeggeri che vogliono salire rispetto a quelli che stanno per scendere.   Invece, al tempo di Francesco Giuseppe che amava salire al passo per cacciare camosci e caprioli, i vagoni della funicolare era costruiti col legno dei boschi di lassù. Al posto del motore elettrico si usava l’acqua: si riempiva un serbatoio fino a quando il vagone, su in alto, al passo, cominciava a muoversi. Semplice ed economico. Poi bastavano i ceppi sui freni per rallentare la corsa e per arrestare il vagone quando arrivava alla stazione d’arrivo. Allora si apriva il rubinetto e si vuotava il serbatoio.   Ancora oggi l...
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Castagne Ce n’è un alberello piantato di fronte al cancello di casa, in una aiuola di là della strada. In primavera quell’ippocastano diventa un trionfo di fiori che tutti si fermano a guardare: hanno la forma di alberi di natale in miniatura, addobbati con campanelline bianche striate di rosa e violetto. D’autunno, in questa stagione, a terra cadono i ricci, che si spaccano e lasciano liberi i semi: grosse castagne lucide, rotonde. Ne raccolgo sempre qualcuna: è una antica tradizione che non voglio interrompere. Un tempo le tenevo in tasca perché si diceva che solo a toccarle servissero a prevenire il raffreddore. Costava nulla crederci; a me semplicemente piaceva farmele rotolare tra le dita quando avevo le mani in tasca. Rilassante. Allora come oggi, lo faccio da settanta anni. Castagne matte , venivano chiamate sul monte, dai nonni.   Ce n’era un albero enorme accanto alla casa del mio amico Nilo. Sotto quell’Ippocastano giocavamo d’estate, dopo pranzo, godendoci il fresco dell...
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  Au pair Il buffo di questa immagine non è tanto lo zoo, del tutto naturale e spontaneo, che si sta organizzando nel giardino di Fabio, in Canada, quanto l’aria preoccupata della marmotta.   Sembra chiedersi: marmotta alla pari? Devo spazzare il cortile? Che sogno … ha dell’incredibile questa familiarità tra animali ed umani. C’è là, nel Quebec, una forma di rispetto per la natura che da noi non ho mai veduto, fino ad ora. Tra procioni, scoiattoli e uccelli cardinali dagli straordinari colori, c’è un viavai che stupisce.   Però, a pensarci bene, anche nel mio giardino ho qualche visitatore che non teme troppo la mia presenza: ricci, merli, tortore, gazze, ed anche il picchio verde, che mi avverte di controllare con attenzione lo stato dei miei alberi, alti, grossi, e … malandati. E poi lucertole che si scaldano al sole e ranocchie che attendono la sera per farsi vedere, e sentire. C’è pure un biacco, che ogni tanto intravvedo strisciare veloce nell’erba.   Ed i gatt...