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  Janssonius Ci siamo riusciti. Credo che sia la prima volta che succede. In una bottega avevo veduto una splendida mappa dei Domini di Venezia in Italia. A casa ne ho una che, a parte la coloritura, che mi dicono essere originale dell’epoca, mi pare eguale a quella veduta in vetrina. Anche alcuni segni, come le forme delle città, e due o tre toponimi, sono differenti. La mia è del 1636, ed è stata stampata ad Amsterdam, da Janssonius . Quell’altra è della fine di quel secolo ed è opera di Valk e di Schenk , anch’essi stampatori ad Amsterdam, che usarono le medesime lastre incise da Mercatore.   Viste da lontano le due mappe sembrano identiche. Qualcuno potrebbe sostenere che quella più recente è stata copiata da quella più antica, del Janssonio , come era stato italianizzato il suo nome. Mi cresce la curiosità: devo scoprire le differenze, e capirne il significato. Magari in cinquanta anni è cambiato qualcosa negli assetti politici e territoriali della regione, che per la pa...
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  Lingue So che sto per fare una figura da chiodi, come si dice qua, dalle mie parti.   O una figura da matto. Cambia poco. Un articolo comparso sul giornale di qualche giorno fa trattava delle vocalizzazioni dei gatti. Ne sono state contate più di duecento. Oddio, per accorgersi delle differenze bisogna avere l’orecchio buono, ed allenato. Ma che i gatti parlino non ci sono dubbi.   Da sempre sostengo che Red, il gatto che vive nel mio giardino e mangia al ristorante migliore del quartiere, Chez Franco , dove mai paga il conto, appartiene al clan dei gatti parlanti .   Quando mi vede, comincia a ciacolare , guardandomi dritto negli occhi.   Il miagolio non è uniforme, ma cambia di tonalità a seconda delle situazioni in cui ci si trova: se andiamo assieme a spasso per il giardino, se io lavoro nell’orto e lui mi fa compagnia, se si aspetta del cibo, se ha voglia di salire sulle mie ginocchia, o sulle mie spalle.   Da qualche settimana il vocabolario si è a...
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  UFO Quei dati anomali ci fecero discutere a lungo: indicavano forti bagliori che colpivano gli strumenti sistemati su di un alto traliccio appena dentro al bosco, a San Vito di Cadore, dove da poco avevamo rinnovato il vecchio laboratorio di Ecologia.   Erano dati che non avevano senso! Avevamo sprecato metri di carta speciale che una ditta tedesca ci vendeva a peso d’oro per registrare i grafici delle condizioni d’ambiente e le contemporanee risposte fisiologiche degli alberi del bosco.   Veniva registrata anche la luce riflessa dalla luna, e con ottima precisione. Luna nuova, quella notte: non si capiva dunque a cosa fossero dovuti quei picchi di “ luce ”, quegli strani e improbabili bagliori . Ci venne il dubbio che gli strumenti fossero usciti di taratura.   Ci costò un occhio il responso fornito del tecnico che ne certificava il perfetto funzionamento.   ENEL quasi si scocciò con la nostra Amministrazione quando chiedemmo se ci fossero stati sbalzi di te...
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  Punizioni A me pareva di essere proprio un bravo bambino. Gentile, educato, servizievole, sempre pronto ad obbedire ad ogni desiderio di chi mi stava intorno. Non deve essere stato proprio così! Ricordo, infatti, che la mamma ogni tanto si arrabbiava con me e mi minacciava urlando cose terribili mentre io scappavo il più lontano possibile da lei. Ricordo anche che un paio di volte la minaccia era accompagnata da gesti che erano più eloquenti delle parole, come la mano alzata a mostrarmi che lei era pronta a colpire, bastava che mi raggiungesse. Un paio di volte mi agitò contro anche il guinzaglio del cane Dick, che aveva l’impugnatura di cuoio e il resto era fatto con robusti anelli di acciaio. Fu lo stimolo perfetto per farmi correre ancora più velocemente. Anche il papà si arrabbiò con me, forse solo quattro o cinque volte … Ricordo che un giorno mi rincorse dallo studio fino in cucina. Lì mi misi a correre intorno alla tavola: non sarebbe mai riuscito ad acchiapparmi. Quando g...
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  Gita L’anno scout si concluse con una gita a Venezia.   Il viaggio col gruppo di amici, tutti insieme, e poi un giro per Venezia valevano ben la levata di buonora, di domenica, l’unico giorno in cui si poteva dormire un poco di più. La prima forte emozione fu vedere la corriera ! Una meraviglia, modernissima, dipinta in due toni di azzurro, il colore dell’Italia del calcio; per questo piacque a tutti. Il motore si mise in moto e tutti ne avvertimmo la potenza. Ad uno dei capi piacque anche l’odore dell’olio e della nafta che filtravano dallo scappamento. Odore dei motori italiani - disse - piccoli e potenti, leggeri e indistruttibili … grazie a questi motori - sentenziò -   nelle gare vincono sempre le Ferrari, le Lancia e le Alfa Romeo. Tutti annuirono. Io mi chiesi se la Ferrari avesse mai fatto motori per corriere. Ma tenni il pensiero per me. Venezia proprio non la visitammo. C’era un barcone ad aspettarci, e subito via, per canali sui quali non si affacciavano be...
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  Angeli Il fiume faceva da confine. Al di là del vecchio ponte degli Angeli stavano i cittadini, i signori. Al di qua pareva che ci fosse la periferia, e la campagna, popolate da villani . Qualcuno protestava: le mura della città le vedete dalle finestre della scuola: sono al di qua del Bacchiglione! Oppure: guarda che San Pietro è la chiesa più antica della città! Non so se fosse vero, forse si … ma chi abitava in Corso Palladio, o chi vedeva dalle finestre di casa sua Porta Castello, la Basilica, il Teatro Olimpico, o Palazzo Chiericati, faceva spallucce: lui era diverso, era come se avesse in tasca una patente di nobiltà.   Io mi accontentavo di vedere Palazzo Regaù, che mi pareva il più bello di tutti quelli di Vicenza, anche se mi avevano fatto notare che lì c’erano i dormitori pubblici , e che sotto ci stava il Jonny’s Bar , quello frequentato dai ‘ mericani . Allora, perché vieni a scuola qua? Era la domanda buona da fare. Nessuno la fece mai. Si preferì la guerra, ci...
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  Rimedi Terribile! Mi tornano in mente racconti terribili fatti dalla mamma o dalla Gemma. Qualche volta anche dal papà. Ne riporto uno su tutti, che spesso veniva riproposto senza varianti dalla Gemma.   La povertà significava, per molte famiglie, l’impossibilità di accedere alle cure mediche essenziali. Ci si arrangiava come si poteva. Immaginate una banale ferita alla mano. Se la ferita era profonda, bisognava disinfettarla; a malincuore allora si usava il vino, oppure l’aceto: insomma, si faceva ricorso a quel po’ di alcol o di acido acetico che c’era in casa, nella convinzione che il bruciore fosse segno che il rimedio funzionava.   Pur sapendo nulla sull’azione battericida dell’ ammoniaca , nei caso di ferite più importanti si faceva ricorso alla pipì delle vacche. Si aspettava nella stalla il momento propizio e subito si metteva la parte ferita sotto lo scroscio: ammoniaca fresca, pronta all’uso. La Gemma non mi ha mai detto se la pipì di vacca venisse raccolta p...