Tesori La bocca della cava era larga e irregolare. Qualche metro più in là, lungo la strada, c’era una seconda apertura che dava luce ad una grande sala laterale della caverna; da quella parte non sono però mai riuscito ad entrare. Quando si percorreva quella strada, ci si fermava sempre davanti alla cava: di lì usciva un alito d’aria fresca che a noi bambini, sempre accaldati per le corse in mezzo ai campi o nei boschi, donava un gradevole refrigerio. Ci sarebbe piaciuto entrare, ma dopo pochi passi ci si gelava addosso il sudore, e si rabbrividiva per il freddo. Qualche volta si andava nella cava in esplorazione. Bisognava adattare gli occhi all’oscurità, ma bastavano pochi istanti, e poi si vedeva a sufficienza per arrivare fino in fondo alla galleria ad osservare le pareti bianche di calcare da cui sempre gocciolava acqua limpida e fresca. Chissà quali tesori sono nascosti qua dentro, ci dicevamo guardando le spaccature nella roccia, quelle più alt...
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Manutenzione È dura, me ne rendo sempre più conto ogni giorno che passa. Alla mia età si fa fatica ad affrontare certi lavori: un po’ perché mancano le forze, e a volte anche la voglia di recuperarle, un pò perché nel momento in cui trovo l’energia e il coraggio per cominciare, mi accorgo dei mille acciacchi che mi tormentano. Poi sorge una domanda: perché la manutenzione di casa mi impone sempre di stare in ginocchio e d’allungarmi all’inverosimile? Magari per raggiungere posti impossibili, in cui devo lavorare con tutte e due le mani mantenendomi in equilibrio poggiando su di un gomito solo. Ci ho provato a lungo, oggi, combattendo contro l’acqua che gocciolava dallo scarico del lavello. I trenta gradi nel cucinino baciato dal sole e l’aria stagnante non aiutavano l’impresa; per fortuna che la pala sul soffitto mi ha evitato di boccheggiare per tutto il tempo del lavoro. Non potete però immaginare quanto importante sia ricevere passo passo i suggerimenti più appropriati per ca...
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Velluto Francesco ne era innamorato. Restava a lungo ad ammirare quelle rose rosse, scure, carnose. Sembrano fatte col velluto - diceva - come quelle di stoffa che ho veduto al Ghetto … le fanno a mano, e sembrano vere. Ogni primavera attendo che sboccino queste rose speciali. Penso anch’io che i loro petali sembrano tagliati nel velluto da un abile artigiano, come quello cui si riferiva Francesco trent'anni fa, e che teneva bottega nel Ghetto; maestro di un’arte d’altri tempi. Queste rose sono cariche di magia: non solo sono vere, anche se sembrano di velluto, ma quando mi fermo a guardarle mi pare di sentire la voce di mio figlio quand’era ragazzo e mi accompagnava in giardino. Lo sento dire: sono di velluto, papà … Le sfiorava con le dita, e sorrideva. Franco
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Erba Sono bastate le pioggerelle modeste e discontinue dei giorni passati per stimolare la crescita dell’erba. Mi si avvinghiava ai pantaloni. Ancora più tenaci nell’ostacolare i miei passi erano gli steli coi fiori dorati del Crespino spinoso . Splendidi quando li ammiro da lontano, seduto in tinello. Fastidiosi quando ci passo nel mezzo per raggiungere gli alberelli di albicocche e di susine, nell’orto. In mezz’ora mi apro la strada da casa all’orto - mi son detto - lo faccio subito, così approfitto del fresco. Il tosaerba aveva il serbatoio già pieno, e si è avviato al primo colpo. Dopo mezzora avevo rasato quasi tutto il prato. Una meraviglia, soprattutto a camminarci in mezzo gustando il primo sentore dell’erba falciata che il sole cominciava a seccare. Quel profumo mi ha ricordato quello del fieno, a Villabalzana, e Marcello che, a torso nudo e grondante di sudore, impiegava mezza giornata per falciare un prato grande poco più del mio. Angelo impiegava ...
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Vecchiezza Non è più come un tempo. Non potrebbe essere diversamente: gli anni passano anche se si cerca di contrastarne gli effetti. Qualche volta invidio chi, magari più vecchio di me, riesce in imprese che già da molti anni ritengo eccessive per le mie forze. Beati gli arzilli novantenni capaci di scrittura finissima, dotati di eloquio affascinante, sempre in viaggio per intervenire a convegni e a prestigiosi salotti televisivi, cui vengono invitati in ogni parte del mondo. Fino a ieri mi consolavo dicendo tra me e me: beh, io me la cavo col computer , e so ancora affrontare qualche piccolo problema senza chiedere aiuto a chissà chi! Che disillusione!!! Lo confesso: sono riuscito a combinare pasticci assurdi mentre sostituivo il mio vecchio cellulare con uno nuovo. Sembrava tutto sistemato con pochi passaggi e, per garantirmi sicurezza, ho resettato il vecchio telefonino. È stato il segnale atteso dal “destino”; s’è scatenato l’inferno. Alcu...
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Fortuna La Gemma aveva il terrore delle armi da fuoco. A casa nostra c’era lo schioppo di mio fratello Fernando, che lei voleva fosse sistemato sopra l’armadio, fuori dalla portata delle mie mani, anche se ci avevo provato salendo sulla sedia e poi sul tavolino della stanza dei miei fratelli. Perché non posso toccarlo? Il perché si chiamava Bepi, che era il fratello più piccolo della Gemma. La Grande Guerra era finita da un po’, e i ragazzi del paese erano tornati a giocare liberi come il vento, raccontava lei. Un gruppetto aveva trovato una cartuccia, di fucile o di pistola non faceva differenza. A colpi di pietra s’ingegnavano di cavare il proiettile dal bossolo per recuperare la polvere. Che invece esplose. Dove era finito il proiettile? Tra tutti i ragazzi chini a guardare il sasso che batteva sulla cartuccia, il proiettile si piantò in mezzo al petto del Bepi. Piantato in un osso, e così vicino al cuore che i chirurghi di allora non se l’erano sen...
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Sorridi ! Avevo quattro anni, da poco compiuti. Forse era una domenica dicembrina. Quel giorno faceva freddo e il cortile era bianco per la neve caduta durante la notte. La mamma mi aveva intabarrato con cappotto, sciarpa stretta intorno al collo, cuffia di lana in testa e manopole. Non mi piaceva quella sciarpa. Pizzicava sulla pelle; avrei voluto grattarmi il collo e il mento, ma le manopole di lana aggravavano la situazione. A pensarci … mi prudevano anche le orecchie a causa della cuffia. Se non bastava il prurito, quella cuffia aveva un ridicolo pon pon , roba da bambine. Andiamo Franco - mi aveva detto il papà - andiamo a fare qualche foto, su a Monte Berico. L’idea delle foto mi piacque tantissimo, anche se non avevo idee chiare su come si facessero le foto. Il papà aveva però comperato la sua nuova macchina fotografica, una Voigtländer , come aveva suggerito lo zio Orio. Splendida. Volevo proprio provarla anch’io. Quella volta non ci riuscii. Dopo i quattrocento gr...