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  Innominato Per tutti divenne l’ Innominato .   Già solo pronunciarne il nome portava sfiga . Si capì che era il perfetto menagramo a seguito di un concorso, cui teneva moltissimo. Non rientrò tra i vincitori: era il terzo degli esclusi. Stava per rassegnarsi: difficilissimo un recupero di tre posizioni, quasi impossibile.   Però … Il primo della lista, cioè il migliore del concorso, ebbe un gravissimo incidente d’auto il giorno in cui venne convocato al Ministero per firmare l’atto di nomina. Mesi d’ospedale e una invalidità permanente: inabile per quel servizio tanto ambito! Un altro concorrente, tra quelli abilitati a ricoprire il posto, era appassionato di montagna, ed amava arrampicare. Il fato volle che perse un appiglio, e anche per lui non ci fu più nulla da fare. Nella nuova lista degli ammessi, l’ultimo, felice d’aver recuperato due posizioni e d’essere così rientrato nel novero dei vincitori, brindò in famiglia per l’avvio d’una carriera che sperava fortunata ...
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  Gendarmi Tornavamo da scuola a due a due, chiacchierando. In coppia come i Poliziotti che a volte giravano per la città con la divisa di gala, le braghe azzurre da cavallerizzo e gli stivali con gli speroni. Al fianco, sotto la mantella, tenevano la spada. Ogni tanto incontravamo anche i Carabinieri, con la giacca lunga, a coda, nera e bordata di rosso. In testa, di traverso, portavano la feluca col pennacchio rosso e blu. Camminavano con ritmo perfetto, quasi ondeggiando in un passo di danza. Al fianco i Carabinieri portavano una sciabola arcuata, forse poco elegante, ma certamente minacciosa.   La gente si faceva da parte quando passavano questi rappresentanti dell’ordine. Infondevano il senso della legge e della sicurezza. A scuola cominciò a girare una strana diceria. Incontrare i Poliziotti o i Carabinieri in alta uniforme era come trovare un quadrifoglio, o un ferro di cavallo, una zampa di lepre. Chi fosse riuscito a passare di corsa tra due Carabinieri, o Poliziotti,...
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  Marcia La palestra si trovava nel seminterrato della scuola. Ci arrivava poca luce, e per questo il maestro ci portava a far ginnastica solo in tarda mattinata; col sole alto ci si vedeva bene anche lì, senza dover accendere le lampade, neanche d’inverno.   La palestra era una stanza molto grande, forse come quattro aule affiancate; la lunghezza bastava per farci fare gare di corsa … venti metri diceva il maestro. Era anche molto alta. Ad un passo dalla parete di fondo si alzavano verso il soffitto tre pertiche, mentre dal soffitto pendevano tre grosse corde . Le une e le altre erano la mia dannazione … proprio non riuscivo a salire, quasi neanche a staccarmi da terra; non avevo la forza per tirarmi su con le braccia o per stringere le ginocchia tanto da non scivolare e poi per spingermi in alto con le gambe. Insomma, restavo lì, penzoloni, come un salame, mentre i miei compagni di gara sembravano gatti, agili e veloci. Tra tutti, il mio compagno di banco era il gatto più s...
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Neve e fuoco Quella sera faceva proprio freddo. Anche in Sardegna arrivava il gelo. E poi … la caserma che i Forestali condividevano coi Carabinieri, su al Supramonte di Orgosolo, si trova quasi a mille metri di quota. Lassù, quell’anno, il sei di febbraio, prese a soffiare la tramontana e verso sera si mise a nevicare. Raccolti a fatica gli strumenti, riuscii a guidare per i sei o sette chilometri della pista che separavano l’area di ricerca, nel mezzo della foresta, dal primo caposaldo di civiltà, cioè la caserma.   Corra dentro, professore - mi gridarono i Forestali vedendomi scendere dal furgone intirizzito, rigido come un baccalà. Nel camino della loro cucina bruciavano lentamente alcuni grossi ciocchi di leccio; il riverbero della fiamma e delle braci mi entrò lentamente fin dentro le ossa. Poi bastarono due bicchieri di vino per convincermi che ero arrivato in paradiso.   I Forestali discussero un po’, ma poi mi prepararono una branda nella stanza-archivio della Stazion...
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  Lucio L’ultimo giorno di scuola, alla fine di maggio, la maestra Maria ci salutò con le lacrime agli occhi: andava in pensione. Mi sentii abbandonato. Per me la maestra era come la nonna: rassicurante, sempre sorridente, dolce, paziente. Come avrei potuto stare senza di lei? Il primo giorno di scuola, il successivo inizio di ottobre, il nuovo maestro, Lucio, ci accolse sullo scalone d’ingresso con un grande sorriso. Mi piacque subito: era giovane, aveva l’aria buona e tranquilla e, soprattutto, vestiva come il papà, con la giacca e la cravatta. E come il mio papà portava gli occhiali. Fatto l’appello, ci portò in palestra a giocare: ci insegnò “ palla in porta ”, un gioco in cui tutti potevano avere un ruolo ed essere utili alla squadra … anch’io, che proprio valevo nulla in ogni tipo di sport .   Si, Lucio era proprio un bravo maestro, forse anche meglio della nonna Maria. Il giorno dopo scoprimmo che il maestro fumava. Ci salutò tutti, ricordando il nostro nome uno ad uno...
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  Quattrocentocinquanta Ogni tanto stampo i miei post . Scuoto la testa; non dovrei farlo, ma mi piace l’idea di averne la raccolta completa anche sulla carta, per toccarla, annusarla, per sentirne il fruscio.   Guardo i racconti appena stampati … e   non resisto all’idea di rileggerne qualcuno. Cerco la penna, e mi metto a correggerli, a lisciarli, a cambiare qualche parola … a volte anche la struttura dei periodi.   Arrivo a vergognarmi di averli pubblicati. Accendo il computer : Il contatore di Google segna quattrocentocinquanta . Sono gli attimi a disposizione di chi volesse curiosare nel blog . Nella cartella del pc che porta lo stesso titolo, Attimi , e nel pacco di carta stampata, i racconti sono però cinquecentoventi .   Vuol dire che non ho pubblicato settanta storielle. Le ho scritte e poi lasciate lì, dimenticate, forse non le ho ritenute degne di considerazione.   Non andrò a cercarle. Non mi mancherebbe il tempo per farlo … ma … perché farlo...
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  Senza rete Mi sembrò d’essere tornato al Liceo. Appena entrato in aula, il professore distribuì un foglio   e poi dettò alcune domande. Tra le altre, una mi lasciò un senso di smarrimento: cosa trovereste da mangiare per sopravvivere un paio di giorni in foresta? Pochi seppero rispondere, indicando tre o quattro possibili cibi, come castagne, funghi, nocciole, nespole, corniole … Qualcuno conosce le faggiole ? - chiese il professore. Pochissimi sapevano come fossero fatti i frutti e i semi del faggio. E solo un paio, veri montanari, sapevano che le faggiole si potevano mangiare, come i pinoli del Pino domestico e quelli del Cembro.   Come fareste se si dovesse restare qualche giorno senza elettricità? - cominciai a domandare anch’io qualche anno più tardi. Avevo evocato il ricordo dei cavi elettrici spezzati dalla galaverna qualche anno prima, e quello dei molti morti per il gelo, in Canada, colpito dal vento polare che aveva stroncato i tralicci dell’alta tensione. Mo...