La via del Supramonte 1 - Montes Ho un ricordo piuttosto “ sfilacciato ” del mio primo contatto col Supramonte . Ci arrivai da Orgosolo, percorrendo, buona parte in salita, una quindicina di chilometri di strade bianche, cariate, sassose, caricato, assieme a Beppe, su di una spartana Campagnola, tra borse e valige; eravamo davvero gli assistenti del Professore, incaricati della cura … dei bagagli. Davanti a noi si arrampicava veloce uno splendido Land Rover dei Forestali ; a bordo c’erano Susmel e il Generale , cioè il Capo di tutto , lì in Sardegna. Ci fermammo a Funtanabona dove, contro la caserma dei Forestali e dei Carabinieri, terminava la strada. Pensai a Fort Apache, l’avamposto dei visi pallidi nei primi film western , con le Giacche Blu asserragliate dietro alte mura erette a difesa della civiltà : al di là si apriva un mondo sconosciuto, selvaggio e pericoloso: in questo caso una fitta foresta di lecci, destinata ad essere il nostro campo di...
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La via del Supramonte Mi succede spesso di cercare un volume in mezzo ai tanti sistemati nelle mie librerie. Quasi mai riesco a trovarlo da solo. Il disordine è per me malattia congenita! Lei, invece, ha memoria fotografica anche per le mie cose … e i miei libri li trova in un attimo! Cercando, però, m’è capitato tra le mani un volumetto di … cinquanta anni fa, dal titolo: Ecologia della Lecceta del Supramonte di Orgosolo . Ho provato un tuffo al cuore: così ho sospeso la ricerca … anzi, ne ho scordato il motivo. Quasi accarezzo quel libro inaspettato; in copertina c’è il mio nome, assieme a quello di Susmel, il mio Maestro, e a quello di un mio collega ed amico, Beppe, con cui ho diviso molti anni di lavoro e di avventure. Non amo ricordare il passato in Università. Quel vecchio volume, però, mi ha gettato in una burrasca di ricordi, non tanto delle ricerche, ma dei viaggi, della fatica e dell’umanità trovati in Sardegna, in quel luogo apparentemente abbandonato da Dio qu...
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Soldo Il papà e la Gemma ripetevano sempre: i soldi non si buttano, pagano il lavoro, e la fatica! Così le monetine rimaste in tasca come resto della spesa venivano sempre sistemate in una ciotola, sul ripiano della credenza, in cucina, là dove venivano collocate anche tutte le chiavi di casa e la posta appena arrivata o quella da spedire. Di lì venivano recuperate per fare altra spesa. Ricordo di aver trovato molte monete in uno dei cassetti più bassi della stessa credenza, quelli che quasi mai nessuno apriva. Erano monete con stampata la corona reale e l’effige di persone severe e baffute. Sono fuori corso, disse il papà, autorizzandomi a tenerle perché ci giocassi, e così finirono in una scatolina con tutti gli altri miei tesori . Le ho ritrovate da poco; hanno incuriosito i miei nipotini canadesi, evidentemente animati dallo stesso spirito di attenzione per il denaro trasmesso dal nonno e dal bisnonno. Tra quelle ce n’è una strana: si vede che viene da lontano, consunta com’è. Co...
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Bisonte Indiano È conosciuta col nome di Bisonte Indiano . È una moneta americana, ricercatissima dai collezionisti di numismatica, anche se non è tra le più rare. Di sicuro una tra le più affascinanti. Basti pensare che è l’unica moneta, che io sappia, che non riporta il simbolo degli USA, l’aquila, e quello della fanciulla che impersona la Libertà. Sul dritto è invece raffigurato il volto soddisfatto di un capo indiano; è anziano, ma porta ancora le penne , le insegne dei guerrieri. Sul verso è impresso un altro simbolo d’America: il bisonte . La zecca americana cominciò a coniarla nel 1906; un nichelino, col taglio di 5 centesimi. Le ultime monete vennero prodotte alla fine del secolo passato. Nel 2006, per qualche anno, la Zecca americana provvide ad un nuovo conio di monete d’oro da 50 dollari, con le medesime figure impresse sul dritto e sul rovescio. Andarono a ruba tra gli appassionati di numismatica, ma la loro produzione venne sospesa per la crescente disparità tra il va...
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Venti grammi Era rimasta con la mano a mezz’aria, la bocca aperta, la parola spezzata a metà. M’ero fermato anch’io, perplesso per quell’interruzione improvvisa di cui non capivo il perché. Guarda … - si scosse - qua ci sono quarant’anni di lavoro … Nascosta tra cianfrusaglie portate dal Dipartimento quando era andata in pensione, spuntava una chiavetta rivestita di gomma rossa. Gliela avevo procurata perché vi potesse sistemare, a modo suo, le presentazioni dei suoi corsi di Anatomia, da quelli per gli studenti del primo e del secondo anno di Medicina, fino a quelli per i medici delle Scuole di Specialità. Mi pentii subito della stupida battuta che m’era scappata di bocca. Pensa - avevo detto - quarant’anni di lavoro, ma di lavoro leggero, direi … sono si e no venti grammi di chiavetta ! Non s’era incavolata, come sempre faceva alle mie uscite nello stile di Groucho Marx. Si era solo incupita, pensando ad altro. È diventata vecchia anche lei … guarda, la gomma ora è rigida, e si sta...
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Spreco Ah … una volta …! Era sempre così; qualcuno scuoteva la testa e rimproverava qualcun altro per un comportamento che gli sembrava inconcepibile. I tempi cambiano - sarebbe stata la risposta da dare - ora c’è l’elettricità, abbiamo l’acqua corrente, troviamo medicine per ogni emergenza. Ed invece i vecchi continuavano con la solita solfa , ad esempio: ai miei tempi dovevo rompere il ghiaccio col martello per lavarmi, tu, che hai il rubinetto con acqua calda e fredda, vai in giro col collo nero e puzzi di sudore! Il papà aveva ragione sia per il colore del collo, sia per la puzza, specie a Villabalzana, ma l’idea del ghiaccio nel lavandino mi faceva un po’ ridere, non potevo crederci. La Gemma aveva invece un atteggiamento diverso: lei non capiva il cosiddetto progresso , ma spesso ne apprezzava i vantaggi. Evviva la lavatrice! - sosteneva una volta superata la paura della macchina che sibilava in centrifuga e si muoveva autonomamente per la stanza. Oppure diceva, quasi in preghier...
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Alpacca Era una specie di canovaccio di garza, sottile, ma a trama molto fitta e dunque robusto. Serviva a cuocere il piatto che, da bambino, adoravo più d’ogni altro: il polpettone ! Già a guardare la mamma e la Gemma che, a turno, amalgamavano gli ingredienti dentro la grande terrina bianca adibita solo a quella funzione, a me veniva l’acquolina in bocca. Impastavano a lungo, usando solo le mani, e per tutta la casa si spandeva il profumo della carne macinata, del grana, delle uova e della cipolla, col velo di noce moscata che la mamma faceva piovere sull’impasto usando una minuscola grattugia. L’impasto deve stare insieme - sussurrava la mamma, provando col dito la coerenza di quel bendidio aggiungendo, all’occorrenza, anche pan grattato . Si avvicinava il momento del rito del canovaccio di garza. Il contenuto della terrina veniva rovesciato sulla tavola di marmo per esservi modellato rotolandolo delicatamente con le mani fino a dargli la forma di una grossa sopressa...